Debutto su full-length per i MINATOX69 di Bassano Del Grappa, dopo 3 EP sulla lunga distanza. I nostri dimostrano di aver assimilato bene la lezione del Thrash/Metalcore di gente come Sepultura, Fear Factory e Machine Head, e ci propongono un album diretto, violento e scevro da inutili orpelli, e soprattutto caratterizzato dalla durata molto “hardcore” di poco meno di 35 minuti. Un concentrato di violenza sonora bilanciata da ottima tecnica globale, per un album dal concept lirico altamente “protestoso” ed apocalittico, tipico dell’immaginario del Metal più “hardcoreggiante”. Da rimarcare l’ottimo lavoro di produzione, la quale è stata curata all’Art Music Studio di Bassano del Grappa con il produttore Stefano “Orchid” Santi. I nostri riescono nel loro intento di sfoggiare la tipica “rabbia sociale” che deriva appunto, come già detto, da certo linguaggio hardcore punk, e convincono alla grande grazie ad una convinzione ottimamente esemplificata dalla performance vocale energica del singer Bozart. Ma attenzione: l’album è anche arricchito di marginali ma importanti influssi progressivi e dissonanti, che potrebbero ricordare alla lontana i VoiVod e i nostrani Glacial Fear (ascoltatevi la sfaccettata “Guilty” e poi mi direte). L’album merita la votazione incoraggiante di 8 su 10 poiché, pur essendo strettamente legato ai canoni del Modern Metal più Thrasheggiante, risulta convincente e genuino come pochi altri negli ultimi anni. Consigliato caldamente agli amanti del genere.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















