Invidiabile la carriera dei Katatonia, ormai quasi trentennale. I nostri sono partiti da lidi consoni al Metal estremo parecchio darkeggiante (ed anche doommeggiante)… e dopo tutto questo tempo, nonostante l’inevitabile cambiamento/arricchimento di sonorità (dettate dalla raggiunta maturità, tanto anagrafica quanto musicale, dei musicisti coinvolti nel progetto), le due nature da sempre presenti nel sound degli svedesi rimangono intatte. Da una parte (Prog) Metal, dall’altra incline ai riverberi Darkwave/Gothic Rock degli anni ’80. “City Burials”, in uscita il 24 di aprile, conferma che il cammino artistico di Anders Nyström e compagni prosegue, nonostante la “rimodernizzazione” del sound. Il linguaggio musicale adottato, rispetto agli esordi, è divenuto molto meno settoriale e più libero di spaziare. Affiancando alle predilette summenzionate influenze, un’espressività più attuale. Un brano come “Lacquer”, abbastanza emblematico di gran parte delle sonorità contenute sull’album, può simboleggiare le consuete intime e dilatate atmosfere scaturite fuori dal voler esprimere i più reconditi e bui anfratti dell’animo umano. Mentre un brano dall’energia più “metallica” qual appare “Behind The Blood” sembrerebbe proiettare sull’ascoltatore sensazioni più risolutive e di rabbia ragionata, nonostante lo stile di cantato ugualmente melodico e intimista. La produzione è ottima, e le composizioni paiono funzionare a dovere. Oltretutto l’esperienza di tanti decenni di attività musicale continuativa si può toccare con mano. I Katatonia sono stati in grado ancora una volta di realizzare un prodotto artisticamente valido, ben radicato sul loro consono melange sonoro. Possiamo dire che i Katatonia aggiornati al 2020 sanno risuonare attuali, pur continuando ad apparire personali, in quanto fortemente caratterizzati da un percorso artistico (musicale e non da meno lirico/poetico) a loro stessi e solo a loro stessi appartenente.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















