Veramente una bella scoperta questo “Frammenti d’Anedonia ” degli ArtemisiA, nove affreschi sonori con tanto da dire e con un modo di farlo decisamente originale e molto composito.
Si apre con il primo singolo, “Ciò che l’acqua mi ha dato”, brano decisamente trascinante. Un organo anni settanta fa partire “Rivelazione” che è una specie di cantilena prog-rock di ottimo effetto, con un testo piuttosto ermetico, con un assolo di chitarra dai tratti psichedelici, retaggio del glorioso passato del rock.
“Luna Nera” è un rock cadenzato dall’ottima resa, con una sorprendente doppia cassa che non è certo fuori posto, ma anzi arricchisce la proposta sonora di questi ottimi ArtemisiA : Anna Ballarin alla voce, Vito Flebus, chitarra, Luca Fumagalli, Basso, Gabriele “Gus” Gustin ,batteria, Elettra Medessi ai cori ed Ezio Turus alle tastiere.
Il gruppo è attivo dal 2007, nasce a Gorizia e giunge a questo disco dopo una serie di cambi di formazione , ma sempre con lo spirito di innovare e di creare musica originale.
La delicatezza sonora e lirica di “Accabbadora” merita di avere larga diffusione, per come viene trattato sia nel testo che nella musica un tema così spinoso, come quello della persona che in certe aree della Sardegna pone fine alla vita di persone per le quali non c’è più niente da fare. I suoni ora acustici, ora rock, il testo dove ogni parola ha un peso e trasuda grande rispetto per tutti gli attori di questi drammi familiari, sono veramente di grande livello e rispetto a tante banalità che si ascoltano in tv e alla radio siamo di fronte a un capolavoro.
Anche se questo è probabilmente il picco del disco, non ci sono passaggi a vuoto o riempitivi. Gli Artemisia si muovono al confine del rock cantautorale sfociando in un hard rock non particolarmente selvaggio ma graffiante, per mutare forma e aspetto praticamente in ogni brano.
Ecco allora che “Pensiero Divergente” è una specie di punk-rock trainato da chitarre incalzanti, salvo cambiare ritmo con un ottimo lavoro di basso, ricalcando per certi aspetti un altro brano del disco, “Eroe di Plastica”, che ha a livello lirico una presa di posizione piuttosto decisa.
Un pianoforte sognante introduce Sibylla, brano lungo e articolato, con ruvide chitarre a definirne la linea, con la voce di Anna Ballarin che sfodera la necessaria grinta, per un rock dalle venature prog dove ha un ruolo determinante anche l’organo, prima che il pezzo sfoci in un contesto hard rock di spessore, ma mai eccessivo, con un finale tendente al sinfonico.
Si affaccia il dark, con un brano, “Veleno” che ricorda per certe sonorità e orchestrazione la proposta musicale dei Messa, tanto per capire, e questo secondo me è un grande complimento, con una curiosa contaminazione con la taranta salentina, definita appunto “eretica”, ma di grande effetto finale.
Come si capisce, l’ascolto è vario e ricco di sfumature e variazioni, per un disco che consiglio caldamente, per chi vuole uscire dai soliti clichè e avvicinarsi a una variegata proposta italiana. A me è piaciuto molto e credo che potrà fare lo stesso effetto a chi vi avvicinerà con la mente libera da pregiudizi.
Complimenti agli ArtemisiA, un gruppo di ottimi musicisti che invito a continuare a sperimentare e creare atmosfere molto suggestive come quelle proposte in “Frammenti”.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi

















