Dopo 21 anni dal precedente disco solista, “Fused”, il leggendario Tony Iommi rilascia un nuovo album, senza il monicker Black Sabbath cui è assolutamente legato, sotto ogni profilo.
“From the Dark” è un cupo album dove il più influente musicista e compositore dell’heavy metal a giudizio unanime fornisce ulteriore materiale a una saga iniziata mezzo secolo fa.
Per questo disco a suo nome, Iommi si avvale della qualità vocale di Jorn Lande, fino a oggi associato più al power metal melodico con Avantasia e Masterplan e al suo progetto solista, che al dark sound che sfocia talvolta in un doom che caratterizza “From The Dark”. Diciamo subito che il cantante norvegese fa un figurone, dimostrando una duttilità esecutiva che lo appaia a mostri sacri di queste sonorità come Ronnie James Dio e Tony Martin.
Proprio a questi due cantanti si avvicina la prestazione di Jorn Lande, che si muove nelle atmosfere cupe e ossianiche ricamate da un Tony Iommi molto ispirato con la sei corde, lievemente meno in fase compositiva.
Sia chiaro, i brani sono molto belli, suggestivi, ma manca il guizzo che stenda l’ascoltatore e , dopo il compiacimento in chi avrà a che fare con “From The Dark”, questa opera farà la fine di “Fused” e di altri dischi, come ad esempio “Senjutsu” degli Iron Maiden, che saranno ben considerati ma non rientreranno nelle classifiche delle migliori opere di queste mastodontiche personalità metal.
E’ chiaro che questa analisi è condizionata dal pregresso di un gigante come Tony Iommi, che ha saputo influenzare migliaia di band e rapito milioni di appassionati con la sua musica sempre coinvolgente e unica, sfornando decine di opere che spesso hanno segnato epoche e indicato strade nuove.
In questo disco ripropone anche il suo stile esecutivo fatto di gemme incastonate una a una e mai un diluvio di note, una classe che permette a ognuno di noi di capire immediatamente chi sta scorrendo sui tasti della Gibson SG, da sempre la preferita del grande chitarrista.
Dicevamo delle influenze doom che caratterizzano questa opera, che si muove comunque nelle classiche linee dark di Iommi, coadiuvato, oltre che da Jorn Lande, da Becky Baldwin al basso e Karl Brazil alla batteria.
L’opener “Over the violent sun” è proprio un esempio di questa commistione fra le due tendenze più evidenti di “From the Dark” che danno vita a una musica compatta e potente. Con “Black Times” le atmosfere si dilatano e il ritmo rallenta, mentre con “World Alone” il paragone con Ronnie James Dio per Lande emerge al massimo e anche il basso di Baldwin è assoluto protagonista. Ancora il doom si affaccia con “Beyond The Dead”, brano che potrebbe entrare nel songbook dei Candlemass. “Stormwatcher” è un mid-tempo incalzante con uno straordinario ricamo di Iommi nella parte centrale. In “Death Wake” è ospite un amico di Iommi, il chitarrista dei Queen Brian May, poi arriva il dark decisamente classico di “Return of the Arbalist”. Il disco si chiude con il brano più lungo, “Legacy”, altra lezione di uno stile inconfondibile, quello dei grandissimi Black Sabbath.
Voto : 8 / 10
Massimiliano Paluzzi

















