di Massimiliano Paluzzi
Niente esorcista pronto a bagnare con l’acqua santa i tantissimi presenti in fila, come accaduto lo scorso anno. Le premesse, però, erano tutte quelle di una grande celebrazione del metallo estremo. L’appuntamento con In League With Satan ha riunito sullo stesso palco tre nomi di primo piano della scena internazionale: Dark Funeral, Behemoth e Dimmu Borgir.
L’Alcatraz di Milano si è presentato strapieno, al punto da rendere complicati gli spostamenti all’interno del locale. Un pubblico internazionale, con fan arrivati da numerosi Paesi: accanto a me, per esempio, c’erano appassionati provenienti dalla Finlandia e dalla Francia. Organizzazione puntuale, con gli orari rispettati al secondo rispetto al programma diffuso nelle ore precedenti.
Grande movimento anche al banco del merchandising, preso d’assalto nonostante prezzi decisamente impegnativi: 45 euro per una maglietta. Una cifra che non ha scoraggiato gli acquirenti, soprattutto per la T-shirt rossa che riproduce il biglietto dell’evento con i nomi delle tre band protagoniste.
Dark Funeral, potenza e atmosfera in meno di mezz’ora
Ad aprire la serata sono stati i Dark Funeral, capaci di presentarsi con una scenografia di grande impatto e un’identità visiva ormai proverbiale. L’avvio con la potente ed evocativa “Unchain My Soul” ha immediatamente acceso le aspettative, confermando la capacità della formazione svedese di costruire atmosfere cupe e solenni.
La presenza scenica dei cinque musicisti non è in discussione, ma il suono, almeno in questa prima parte della serata, non ha restituito pienamente la potenza e la classe del gruppo. Il limite più evidente è stato però il tempo a disposizione: un’esibizione inferiore ai trenta minuti, troppo breve per una band di questo livello.
Nonostante la durata ridotta, i Dark Funeral hanno raccolto applausi e ovazioni. La conclusiva “Where Shadows Forever Reigns” ha suggellato una prova intensa, lasciando tuttavia un po’ di amaro in bocca ai tanti presenti che avrebbero voluto ascoltare almeno qualche brano in più.
Behemoth, un assalto sonoro senza compromessi
Dopo una lunga pausa, l’arrivo dei Behemoth è stato accompagnato da un autentico boato. Nessun esorcista ad attendere gli spettatori fuori dal locale, stavolta: a prendersi la scena sono stati Nergal e soci, con uno spettacolo di grande impatto, costruito alternando bordate sonore e pause studiate con precisione.
Rispetto all’esibizione precedente, il suono è apparso più potente e definito. I Behemoth hanno conquistato progressivamente la platea, riuscendo a coinvolgere anche chi, come il sottoscritto, non era arrivato all’Alcatraz soprattutto per loro.
“Daimonos”, “Conquer All”, “Bartzabel”, “I, Scvlptor” e “Chant for Eschaton 2000” sono alcune delle bordate scagliate contro un pubblico ormai completamente conquistato. La band è sembrata un panzer in piena accelerazione, motivato e in grande forma.
A fare la differenza è stata soprattutto la presenza di Nergal, capace di trascinare la folla e trasferire entusiasmo attraverso una partecipazione che ha trovato immediata risposta sotto il palco. Una prova travolgente, nella quale la potenza musicale si è accompagnata a una notevole capacità di comunicare con il pubblico.
Dimmu Borgir, perfezione tecnica ma meno cuore
Il confronto con i Behemoth ha inevitabilmente finito per condizionare la percezione dell’esibizione degli headliner, i Dimmu Borgir. La maggior parte dei presenti attendeva proprio la formazione norvegese, ma sul piano del coinvolgimento la differenza rispetto al gruppo precedente è apparsa evidente.
La prestazione dei Dimmu Borgir è stata di livello elevato, con esecuzioni precise e una selezione di brani che attraversa alcuni dei momenti più significativi del loro repertorio. Eppure, nonostante la qualità tecnica, è mancata quella scintilla capace di trasformare un concerto impeccabile in un’esperienza davvero trascinante.
“Mourning Palace”, “Kings of Carnival Creation”, “Ascent”, “Puritania” e “Progenies of the Great Apocalypse”, scelta per chiudere il set, hanno confermato la solidità della proposta musicale. Il gruppo ha mostrato controllo e precisione, ma la sensazione è stata quella di una performance più fredda rispetto alla carica sprigionata dai Behemoth.
Una risposta diversa è arrivata con “The Serpentine Offering”, interpretata con maggiore partecipazione emotiva. Il momento più atteso è stato però quello di “In League With Satan”, la cover dei Venom che dà il nome all’evento.
Il brano, appartenente alla storia del metal estremo, è stato cantato da gran parte del pubblico, finalmente protagonista di un momento di partecipazione collettiva. Paradossalmente, la spinta più evidente è sembrata arrivare dall’energia trasmessa poco prima da Nergal e dai Behemoth, mentre Shagrath e soci hanno mantenuto un approccio più distaccato.
Una grande festa per il metal estremo
Al di là delle differenze tra le esibizioni, In League With Satan si è confermato un appuntamento di grande richiamo per gli appassionati del metal più estremo. Il sold out dell’Alcatraz, la presenza di pubblico internazionale e l’entusiasmo registrato durante la serata testimoniano l’attrattiva di una formula che riunisce sullo stesso palco tre realtà di primo piano.
I Dark Funeral hanno lasciato il desiderio di un set più lungo, i Behemoth hanno dominato grazie alla potenza e al carisma, mentre i Dimmu Borgir hanno offerto una prova tecnicamente impeccabile senza raggiungere lo stesso livello di coinvolgimento emotivo.
Resta il bilancio di una serata intensa, rumorosa e attesa, nella quale il black metal ha mostrato le sue diverse sfumature: dalla solennità dei Dark Funeral alla furia dei Behemoth, fino alla precisione dei Dimmu Borgir.
Una grande festa del metallo estremo, capace di soddisfare le migliaia di presenti e di trasformare l’Alcatraz in un autentico tempio della musica più oscura e potente.

















