Con Seventh Act of a Death Foretold, i friulani Revoltons tornano a riaffermare la propria identità nel panorama heavy metal italiano, consegnando un album ambizioso che rappresenta un nuovo capitolo di una storia musicale ultratrentennale. Pubblicato il 27 giugno 2026 per Elevate Records, il disco si sviluppa attraverso tredici tracce e quasi un’ora di musica, dando forma a un percorso intenso, articolato e ricco di sfumature.
La band dimostra di voler andare oltre una proposta metal convenzionale, puntando su composizioni strutturate, arrangiamenti complessi e un songwriting che cerca di coniugare impatto sonoro e profondità tematica. La lotta interiore, la liberazione e la rinascita spirituale costituiscono il filo conduttore di un’opera nella quale l’aggressività della musica si intreccia con una dimensione più introspettiva e riflessiva.
L’apertura affidata a “Loop Guardians” introduce efficacemente l’ascoltatore nell’universo sonoro dei Revoltons, mentre “Traitorous Angel” e “Martyrs of Infinity” contribuiscono a definire il carattere energico del lavoro. “Into the Hands of Narcissus”, breve intermezzo di appena un minuto e mezzo, svolge una funzione di raccordo prima di lasciare spazio a “Black Mantis” e “The Secret Hate”, due episodi che si inseriscono nel percorso con atmosfere più cupe e un approccio decisamente incisivo.
Uno dei momenti centrali del disco è rappresentato da “Spectral”, una composizione di oltre sei minuti che lascia spazio a sviluppi più articolati, seguita da “The Benjamin of Death” e “Condemned”. La scaletta prosegue con “The Long Goodbye”, “The Great Ancients” e “Mind Worm”, mantenendo viva l’attenzione attraverso una successione di brani che contribuiscono a costruire un quadro musicale variegato.
La title track “Seventh Act of a Death Foretold”, con i suoi sette minuti e mezzo, conclude il viaggio assumendo il ruolo di epilogo ideale di un album concepito come un’opera organica, nella quale ogni tassello contribuisce allo sviluppo del progetto complessivo.
Particolarmente interessante è il lavoro svolto sul piano produttivo. L’album è stato registrato, mixato e masterizzato da Ivan Moni Bidin presso gli Artesonika Studios tra luglio e dicembre 2025, mentre il songwriting e gli arrangiamenti portano la firma del chitarrista Alex Corona. La presenza di ospiti come Laura De Luca e Yan Fedyaev alle voci aggiuntive, Davide Spessotto al sassofono e i chitarristi Stefano Mancini, Eugene Simone e Raffaello Indri, impegnati negli assoli, arricchisce ulteriormente il quadro sonoro. Anche l’artwork merita una menzione particolare: la copertina del CD in formato Digipack è stata realizzata dal batterista Elvis Ortolan, confermando il coinvolgimento diretto della band nella dimensione artistica del progetto.
Seventh Act of a Death Foretold si presenta dunque come un lavoro ambizioso e curato, nel quale i Revoltons mettono a frutto l’esperienza accumulata in oltre trent’anni di attività. La varietà degli arrangiamenti, la ricchezza delle collaborazioni e l’impostazione concettuale rendono il disco una pubblicazione interessante per gli appassionati di heavy metal che cercano composizioni articolate e una proposta capace di andare oltre la semplice immediatezza. Un album che testimonia la vitalità della scena metal italiana e la volontà della formazione friulana di continuare a esplorare nuove possibilità espressive.
Voto: 8/10
Maurizio Mazzarella

















