La Frontiers arricchisce il proprio roster con una band norvegese della quale sinceramente non avevo molto sentito parlare, i Triosphere. Una bella scoperta, per me, perché pur non presentando novità straordinarie, hanno confezionato un gran disco di power con venature thrash e prog, molto curato e cromato, con una superproduzione e una resa sonora di grande livello.
D’impatto mi sembrano una versione più aggressiva dei Tnt o più power degli Arch Enemy , per gli impasti sonori e lo sviluppo dei brani, caratterizzati da grande groove e una serie di pezzi mai banali o tirati via, si sente una cura del particolare e una ricerca qualitativa del prodotto.
“Oceans above, Stars below”, come dice la bio che accompagna la release, ha veramente un grande tiro (haul, in inglese) e trascina l’ascoltatore, grazie anche alle chitarre che sfornano linee musicali e assoli di grande livello e alla voce, che è certamente di ottima resa, di Ida Hauckland che la pongono su ottimi livelli nel novero delle voci femminili.
Triosphere non sono certo di primo pelo, essendo in pista da oltre 20 anni. Il loro debutto, infatti, risale al 2006. “Onwards” fu celebrato con tanto di premi e nominations. La formazione vede appunto Ida Haukland al basso e alla voce, Marius Bergesen e Tor Ole Byberg alle chitarre e Kenneth Tårneby alla batteria.
Dopo una intro decisamente epica, “Premonition”, “Of Tyrants” entra subito nel vivo, con una cavalcata molto intensa, un gran brano che mette subito in chiaro le intenzioni della band e la magnifica voce di Ida. La struttura dei brani, generalmente, non è particolarmente contorta, ma questa linearità paga molto, perché consente passaggi in cui le linee chitarristiche stravolgono il contesto, come appunto nel primo brano.
Altro brano veloce la title track “Oceans above, Stars below”, dove per dinamismo e incisività mi ricordano i grandi Dgm, un brano dove le linee chitarristiche sono veramente spettacolari. “Monster’s Ball” segue le orme, con un power molto spinto, con la parte vocale ancora più convincente e una parte centrale elaborata e progressiva.
“Through the Phantom Wall” richiama alla mente certe composizioni dei Nightwish anche se, in questa come nelle altre composizioni, la componente personale è elevata e indichiamo dei riferimenti solamente in quanto allo stile. Una bella iniezione di melodia arriva con “Shorelines”, che opera su sonorità più levigate, ma che non sfigura in questo disco, che ho apprezzato moltissimo.
Si torna al power con “Lightning in a bottle” con una certa potenza e velocità, ma il brano è sapientemente strutturato e la tensione non cala per nulla. I Triosphere dimostrano la loro poliedricità con un brano acustico, una ballata, “Encore” che non è banale, ma nemmeno indimenticabile, con un pianoforte in primo piano, con addirittura gli archi.
E’ una parentesi, perché “Embers” torna sull’elettrico, ma è una specie di hard rock non troppo elaborato ma energico, con una linea vocale molto valida e un assolo di chitarra cromato e ficcante. “Orpheus Bane” risale la corrente verso il mood dei primi brani, con un crescendo vocale di grande spessore. Ancora echi di Nightwish in “Cadence of Chaos”, , mentre la chiusura è affidata a un brano decisamente prog, uno strumentale “Gjenkland” con tanto di violino e pianoforte che stupisce ma non stona, riprendendo qualche melodia già sviluppata nel disco. Bravi Triosphere e brava Frontiers.
Voto : 8 / 10
Massimiliano Paluzzi
















