La Scandinavia è da sempre patria del miglior metal mondiale, almeno secondo il mio bias personale — e, a conti fatti, raramente mi smentisce. Anche stavolta ci ha visto giusto: il nuovo album dei norvegesi Triosphere è suonato con grande competenza e, soprattutto per gli amanti del genere e della band, saprà saziare l’appetito dopo ben dodici anni di assenza.
Il genere trattato attinge a piene mani nell’heavy metal moderno, che parte dal classic ma sfocia nel power. Band come Axxis, Masterplan, Doro, persino i dischi più recenti dei danesi Pretty Maids possono essere associati al sound dei Triosphere. Qualche lievissimo accenno progressive stile Evergrey possiamo anche inserircelo, ma ci fermiamo qui. Quello che si ottiene ascoltando Oceans Above, Stars Below è una scarica di potenza heavy diretta in faccia, senza delicatezze ma anche senza strafare. Non è “metal da palestra” — come definirei quello dei Primal Fear o dei Manowar — bensì una serie di macigni geometrici, forme solide e definite che si abbattono sulla nostra monotonia per ribaltarla.
Devo ammettere senza alcuna riserva che i Triosphere riescono a stupire senza uscire troppo dai confini del genere, grazie alla credibilità e alla serietà della loro proposta, alla convinzione con cui si presentano all’ascoltatore e alla coerenza con cui portano avanti il disco dall’inizio alla fine.
Leggendo la loro biografia scopro che il precedente The Heart of the Matter (2014) è stato lodato ovunque e persino celebrato come “disco dell’anno”. Non l’ho ancora ascoltato, quindi non posso fare paragoni diretti. Quello che posso affermare con certezza è che, al netto delle comparazioni, Oceans Above, Stars Below è un buon disco, destinato a far parlare di sé e capace di farsi apprezzare anche da chi – come me – non è generalmente affine all’heavy o al power metal.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















