Con “The Call”, i Masterplan tornano a farsi sentire con forza dopo anni di silenzio discografico. Il nuovo singolo anticipa l’album “Metalmorphosis”, in uscita il 26 giugno 2026 per Frontiers Music Srl. Ne parliamo con Roland Grapow, chitarrista e mente storica della band.
“The Call” è un brano piuttosto particolare rispetto alla vostra produzione classica. Come nasce?
È senza dubbio il pezzo più complesso e anche più controverso dell’album. Ci abbiamo lavorato più a lungo che su qualsiasi altra canzone. È nato in modo graduale, quasi come un processo meditativo. Alla fine è diventato qualcosa che assomiglia a una preghiera, ma in una forma moderna.
Avete scelto di non spiegare del tutto il significato del testo. Perché?
Perché non vogliamo chiudere la porta alle interpretazioni. Ogni ascoltatore deve poter trovare qualcosa di personale. Ognuno sentirà “The Call” in modo diverso, ed è esattamente questo il punto. Però, se devo dire una cosa, credo che abbia un messaggio positivo: anche nel caos della vita, torniamo sempre a ciò che siamo davvero.
Dal punto di vista musicale, cosa rappresenta per voi questo brano?
È un equilibrio tra complessità e melodia. Ha momenti molto intensi, quasi progressivi, ma resta profondamente emotivo. È Masterplan, ma con un livello di maturità diverso. Si sente che siamo cresciuti, sia come musicisti che come persone.
Il nuovo album si intitola “Metalmorphosis”: cosa rappresenta per voi questo concetto?
È esattamente quello che dice il titolo: una trasformazione. Non un cambiamento totale, però. Restiamo fedeli allo spirito dei Masterplan, ma con una nuova energia. Alcune idee arrivano da anni fa, altre sono recenti. Ora tutto ha finalmente trovato la sua forma.
Sono passati molti anni dall’ultimo disco di inediti. Quanto è cambiato il vostro approccio?
Molto. Dopo “Novum Initium” abbiamo avuto un lungo periodo di pausa discografica. In questo tempo siamo cresciuti, abbiamo accumulato esperienze. Quando siamo tornati a lavorare insieme, c’era una consapevolezza diversa. Più calma, ma anche più determinazione.
Cosa possono aspettarsi i fan da questo ritorno?
Un disco potente, melodico ed emotivo. C’è più aggressività in certi momenti, ma senza perdere la nostra identità. È un album che guarda avanti, ma non dimentica da dove veniamo.
I Masterplan sono considerati una delle band più influenti del power metal tedesco. Sentite ancora questa responsabilità?
Sì, ma non la viviamo come pressione. È più una conseguenza del percorso che abbiamo fatto. Quando abbiamo fondato la band nel 2001, volevamo solo fare musica onesta. Se oggi questo ci ha portato a essere considerati influenti, è qualcosa di cui siamo orgogliosi, ma non è mai stato un obiettivo.
Ultima domanda: cosa rappresenta oggi “The Call”, personalmente per te?
È un invito a tornare all’essenziale. A trovare armonia sotto tutto il rumore che ci circonda. Non importa quanto sia caotico il mondo: da qualche parte, quella armonia esiste ancora.
















