Ci sono album che puoi già identificare dalla copertina: alcune di esse dicono sfacciatamente “heavy metal”, tanto da non dare spazio ad alcun dubbio. Esattamente questo è il caso degli italiani Iron Will e devo ammettere che sebbene la copertina in questione sia relativamente semplice (una fenice che fronteggia uno spettro umanoide) fa comunque un bell’effetto e non lo dico solo perchè ho un debole verso l’infuocata creatura mitologica raffigurata ovunque essa appaia (la amo sia visivamente e sia come simbolo cristologico), ma anche perchè spesso la semplicità resta più impressa, stravolge più facilmente rispetto ad eccessivi artefatti. Leggendo la storia della band, sembra che faccia dell’arte visiva il suo cavallo di battaglia e questo spiega anche il carattere allegorico della copertina e dell’album: la rinascita interiore, proprio come la fenice che risorge, si riforgia dalle proprie ceneri.
Anche musicalmente parlando, il nuovo album denominato “Reforged Within” esprime lo stesso concetto di schietta semplicità (ma non banalità!): puro heavy metal senza troppi fronzoli, centrato verso l’obiettivo e i canoni di genere. Oddio, ad esser sinceri, abbiamo una “variante sul tema” bella importante che è la presenza di una voce femminile, ma non ne stravolge di certo l’essenza anche perchè sono numerose le cantanti donne che sono diventate delle leggende nel panorama heavy: Doro in primis.
Non ho nominato Doro a caso: “Reforged Within” in molti punti mi ha ricordato proprio lo stile della fuoriclasse germanica. Rispetto a lei, Sherrie (la cantante degli Iron Will) ha una voce meno aggressiva ma più armoniosa, con alcuni accenni al cantato Lirico. A livello di songwriting, sebbene il genere di riferimento non dia poi troppo spazio all’inventiva, l’album risulta solido e compatto, sincero, che dimostra coi fatti ciò che propone e che dunque sebbene non faccia stracciare le vesti per l’innovazione, quantomeno è in grado di convincere gli amanti del genere. A livello di produzione si poteva certamente fare un lavoro più minuzioso, potenziando il suono dei singoli strumenti che in questo caso (perdonate il linguaggio basilare, non sono un tecnico del suono quindi posso parlare solo a livello di feeling, di sensazioni) risultano un po’ piatti a livello di volumi e in questi casi a farne le spese è spesso la voce, in quanto l’ugola è uno strumento non direttamente collegato ad un amplificatore: il microfono ne fa da tramite ma parte dell’emissione va persa nell’etere e per questo motivo necessita di una maggiore attenzione e un supporto più poderoso rispetto ad una batteria o a una chitarra elettrica.
Non ho ascoltato i precedenti due dischi della band e dunque non posso fare confronti, posso tuttavia affermare che i piemontesi Iron Will hanno dato prova di saperci fare, di convincere pur senza strafare, e consiglio l’acquisto del nuovo “Reforged Within” agli amanti dell’heavy metal senza troppe contaminazioni.
Voto: 6/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















