La tradizione power/symphonic metal segue generalmente tre binari principali. La prima, e più antica, è quella del metal cosiddetto “neoclassico”, nato negli Stati Uniti a inizio anni 90 e che unisce le parti tirate tipiche del genere alle sinfonie malmsteeniane e al progressive metal. La seconda, nata nel centro/nord europa a metà dei 90, consiste in un drastico alleggerimento del gothic metal, e quasi eliminando del tutto la voce in growling o screaming (o unendola a una voce pulita, maschile o femminile), fornisce melodie più catchy, passaggi cinematografici e inni che strizzano l’occhio all’epic metal: celebri formazioni come i Nightwish o i Rhapsody (Of Fire) sono emblema di questa corrente. La terza, infine, è nata specificatamente in Scandinavia a fine anni 90 e prevede la totale reintroduzione del cantato in growling o screaming, melodie più epiche con accenni folk e autentici inni battaglieri: Ensiferum, Equilibrium, Wintersun, Brymir sono alcuni famosi esponenti di questa tendenza che deriva prevalentemente dal pagan black, ma che risulta più affine al symphonic power se non per la presenza appunto dei riff black metal e delle voci sporche.
Ebbene, questa lunga introduzione serviva a presentare il nuovo album degli americani Anthea, chiamato “Beyond The Dawn”. Questo gruppo, sebbene venga dagli stati uniti, non possiede alcun elemento riconducibile alla tradizione americana e segue invece entrambe le correnti europee. Anche la loro etichetta, la piemontese Rockshots Records, è alquanto esperta nel genere musicale in questione dunque risulta un’ottima scelta per la promozione e la distribuzione dell’album.
Questo terzo album degli Anthea (non ho ascoltato i precedenti due lavori, dunque non posso farne un confronto) sembra un’autentica istantanea del metal scandinavo del 2004: un anno scelto davvero non a caso, ma specificatamente. Ritroviamo, difatti, partiture sinfoniche e cinematografiche che rimandano a “Once” dei Nightwish, pubblicato appunto in quell’anno. Ma anche le fredde atmosfere power che tanto abbiamo amato in “Reckoning Night” dei Sonata Arctica, l’ultimo loro disco prettamente power metal prima del cambio di stile. Infine, in “Beyond The Dawn” assistiamo anche a una massiccia presenza di growling/screaming, ma della tipologia meno cavernosa, gutturale (usata prevalentemente nel death metal) e invece più marcatamente urlata, lamentosa, ascoltabile nell’omonimo debutto dei Wintersun, guarda caso pubblicato anch’esso nel 2004. E se proprio vogliamo chiudere il cerchio, posso anche citare alcuni passaggi riconducibili al death melodico svedese e apprezzabili in “The Arrival” degli Hypocrisy, anch’esso rilasciato nel glorioso 2004. Con questi riferimenti, tuttavia, non intendo assolutamente insinuare che gli Althea abbiano copiato dalle succitate band, ma solo che hanno preso ispirazione da un periodo storico ben determinato, ne hanno fatto proprio il sound e le attitudini, e hanno creato un album di pregevole fattura, più che sufficientemente vario. A livello di produzione siamo in realtà scevri dei suoni super-puliti e pompati tipici degli album della Nuclear Blast, ma questo non è per forza un male, anzi sono certo che molti ascoltatori preferiscono i suoni lievemente più grezzi e naturali, ritenendoli più autentici.
Se dunque – come me! – adorate il metal europeo di quel periodo storico, vi consiglio di acquistare e ascoltare il nuovo lavoro degli Anthea, in quanto possiede delle frecce al proprio arco in grado di trafiggervi col loro sapore nostalgico e genuino, innovatore allo stesso tempo.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















