Wucan è certamente un progetto molto raffinato, che mette insieme diverse componenti della scuola tedesca e europea della musica progressiva, sia essa più o meno vicina al rock, oppure alla space music, il kraut rock certamente originale e anche identitario, con una forte componente psichedelica che richiama agli anni 70, collegata al flauto che volteggia in molte composizioni di questo ambizioso “Axioms”.
Wucan ruota attorno alla poliedrica figura di Francis Tobolski, bella e capace musicista che anche a livello di composizione sembra essere il leader di questa band visionaria e certamente particolare, che ha anche spunti politici, legati però alla situazione della ex-Germania dell’Est e alle ancora irrisolte questioni post guerra fredda, esplicitati nella bella canzone
I brani sono variegati, esplorano territori diversi, non sono una fotocopia l’uno dell’altro e questo, in un contesto dove, in molti casi, si fa fatica a distinguere le tracce che compongono un disco, è un grande punto a favore dei Wucan.
Uno degli esempi più chiari della voglia di stupire è la conclusiva “Fountain of Youth” ballata prevalentemente acustica, ma che al suo interno muta forma, con iniezioni di glam rock con un basso martellante e, in assenza di flauto, suoni di tastiera spaziali in sottofondo.
Il flauto è assolutamente protagonista nella titletrack “Axioms” e questo strumento disegna una atmosfera aulica e la chitarra che sottolinea i passaggi più decisi.
C’è spazio per l’hard rock, in “Pipe Dreams”, che presenta un ritmo incalzante, con la voce di Francis che si dimostra a suo agio anche sui toni acuti e con una interpretazione anche molto personale.
A livello di sperimentazione, il top è “KTNSAX”, che unisce le caratteristiche del kraut rock tedesco allo space rock più europeo, misto a una orchestrazione quasi dance e un coro da cheerleader che detto così sembra una eresia ma che invece, inserito in questo contesto, ha il suo perché. Resta il fatto che il brano sorprende, e questo, credo, sia un grande pregio.
Niente male anche il funky rock di “Wicked, Sick and Twisted”, che sembra la colonna sonora di un film sexy degli anni 70/80, mentre “Irons in the Fire” propone un hard rock sempre rivolto al passato e “Spetres of Fear” aggiunge a questo piano espressivo una forte connotazione progressive che accomunano i Wucan alle sonorità dei Blood Ceremony.
Insomma, una proposta certamente ambiziosa e raffinata, ma che si staglia in questo scorcio di 2025 in quanto a originalità e qualità compositiva. Un disco, il quinto della loro produzione, che li proietta ai vertici del genere e crea grande aspettativa per le prossime opere.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















