Questo disco mi riappacifica con gli Inglorious dopo il passaggio a vuoto del disco di cover di “Heroine” in cui il cantante Nathan James, star inglese di un talent show molto seguito, aveva cercato di sfruttare la propria notorietà.
Qui si fa sul serio, con musica nuova, fresca, che ha molti riferimenti importanti nell’hard rock, primo fra tutti “the Voice of Rock’n’Roll” Glenn Hughes, che mi pare sia la stella polare sia dell’interpretazione vocale che dell’impostazione musicale degli Inglorious.
Hard Rock molto carico, con il basso di Colin Parkinson, molto importante a livello compositivo, in particolare evidenza, che crea il sound degli inglesi che da tempo sono sotto contratto Frontiers.
Una costruzione molto ben evidenziata dalla iniziale “Testify”, che è un po’ il manifesto delle intenzioni musicali di questo “V”. C’è groove e un grande riff circolare in “Eat me alive”, dove la band tira a tutta forza, dimostrando anche una buona potenza. I brani scorrono senza cedimenti, come “Devil Inside” dove i cori sono concepiti per attirare consensi anche dal vivo.
La voce di Nathan James è certamente molto performante, molto calda. Si capisce che abbia potuto sedurre spettatori televisivi generalisti, vista la sua capacità e anche la versatilità espressiva che dimostra. In “Say what you wanna say”, scelto come brano di presentazione dell’intero disco pur non essendo, a mio parere, la sua migliore espressione, alterna una parte “comiziale” a quella cantata. I diversi registri canori emergono ancora meglio in “Believe”, brano in crescendo, dalla connotazione addirittura soul, molto intenso.
Giro di basso ipnotico in una ottima “Stand”, con James istrionico e scaltro nella sua interpretazione. La chitarra di Richard Shaw non è proprio in primo piano, in ogni caso l’ex-Cradle of Filth non fa nulla di particolare, essendo a pieno servizio alla band, anche negli assoli il suo contributo non emerge particolarmente. Si rallenta la velocità in “Silent”, dove emerge ancora il retaggio blues-soul che è una caratteristica cercata da Inglorious. Per trovare un riff più tirato c’è “End of the road”,
Il brano più intrigante, però, è quello finale, “Power of Truth”, dove la band dà il meglio di sé, sviluppando un inizio arpeggiato di chitarra flamenca, per sfociare in un hard rock molto variegato, che mette in luce per l’ennesima volta la voce di Nathan James, per poi chiudersi di nuovo con le note eteree dell’inizio. Una conclusione perfetta per un disco che dimostra la qualità compositiva della band.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















