All The Devils Are Here dei Mugshot si presenta come un ambizioso tentativo di fondere deathcore moderno e hardcore estremo, ma finisce per perdersi in un insieme ripetitivo e privo di vero impatto. L’atmosfera, che vorrebbe essere cupa e opprimente, appare invece artificiosa e priva della profondità necessaria per coinvolgere l’ascoltatore.
L’opener Die In Fear prova a scuotere con blast beat e growl aggressivi, ma scivola subito nel già sentito, senza lasciare un’impronta emotiva. Afore A Waking Nightmare alterna lentezza e violenza in modo forzato, mancando di tensione autentica. Shame e Vale Of Tears cercano rispettivamente potenza e drammaticità, ma sfociano nella monotonia.
Brani come Skin The Rabbit e Baptized In Concrete puntano tutto sull’aggressività e la furia sonora, risultando però confusi e privi di una direzione chiara o di valore narrativo. Anche I Will Be Here Forever e Flesh Of My Body soffrono di strutture prevedibili e groove poco incisivi.
La title track All The Devils Are Here, che dovrebbe essere il cuore dell’album, manca di carisma, diventando un muro sonoro indistinto più che un manifesto artistico. Me & You tenta un approccio più intimo ma si arena nei cliché, mentre Next To Your Idols chiude con un’esplosione finale che non lascia il segno.
Sul piano tecnico, la produzione moderna non valorizza i momenti più intensi; al contrario, appiattisce le chitarre e confonde il mix nei passaggi più pesanti. L’artwork e il concept visivo, pur ispirati, non riescono a trasmettere il tormento interiore promesso.
Un album che delude su tutta la linea, privo di originalità, energia autentica e capacità di lasciare un ricordo anche tra i fan più appassionati del genere.
Voto: 2/10
Daniele Blandino
















