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Dentro “La Società Degli Eterni”: Il Viaggio Creativo dei Tony Tears con Antonio Polidori

Dentro “La Società Degli Eterni”: Il Viaggio Creativo dei Tony Tears con Antonio Polidori

Il leader della band svela i segreti dietro il loro ultimo album e i misteriosi legami con Antonius Rex

A cura di Salvatore Mazzarella

Erano giorni che pensavo a come impostare la recensione dell’ultimo, bellissimo album dei Tony Tears… Dovevo trovare le parole giuste per rendere partecipe il lettore della mole di lavoro e dell’importante sforzo artistico che c’era dietro la realizzazione de “La Società Degli Eterni”. Avevo quindi trovato la chiave e Venerdi 14 Febbraio scorso, sapendo anche che ne avevo il tempo, ho deciso che era il giorno giusto per scriverla. Accendo il notebook, un giretto su facebook e puff !!! Compare il “ricordo” relativo al libro Magister Dixit… Dieci anni prima (e dieci sappiamo che è un numero con ben precisi significati esoterici…) il maestro Antonio Bartoccetti in persona (Antonius Rex…), come mi fu confermato dall’autore, aveva scelto estratti di mie recensioni dei suoi lavori da inserire, con citazione, sulla sua biografia. Sul momento ne rimango fortemente colpito, poi penso che, data la sua figura e le connessioni che ci sono con la musica dei Tony Tears, non era affatto casuale… Ed allora sentiamo cosa ne pensa il leader della band, Antonio Polidori, che ci aiuterà anche a scoprire i segreti di un lavoro immenso e soddisferà qualche altra nostra curiosità!

Antonio, ricordi!? Ho subito condiviso con te l’aneddoto di cui ho appena parlato e tu hai subito espresso le tue impressioni. Ne vogliamo parlare anche con i lettori?

Ciao Salvatore, Ciao a tutti i lettori di GiornaleMetal.it. Sì! Ricordo benissimo. Posso dirti che ho ormai una certa dimestichezza con la medianità, termine che si riferisce alla capacità di mediare tra Entità di altre dimensioni (spesso anime di trapassati ma non solo esse) e questo nostro mondo più materiale. Posso garantire a chiunque che quando queste si vogliono manifestare trovano anche questi modi: numeri, date, ritrovamenti di oggetti e molte altre cose. Inoltre, tra le altre cose, non è la prima volta che in sede di intervista e/o recensioni con te avviene qualcosa del genere se non ricordo male. Quando una persona, oltre essere un iniziato, un praticante di Magia, ha anche facoltà medianiche, questi avvenimenti si manifestano in maniera più frequente. Ed ecco la prova che non sono solo o sempre casualità. Nell’Ep del nostro trentennale dei Tony Tears ebbi un sogno dove vifu proprio Antonius Rex che mi consegnò la sua chitarra mentre lui era seduto vicino ad un bellissimo pianoforte: mi trasmise delle melodie che divennero le due canzoni più “elettroniche” del secondo lato, una di queste dedicata proprio a lui. Solo un sogno? Solo un caso? Io dico di no! Poi ognuno può crederci oppure no a me non interessa.

Anticipammo qualcosa nella nostra chiacchierata dello scorso anno. Ti chiedo ora di riassumere la genesi di questo lavoro importante e complesso, che arriva a valle di una fase particolare della tua vita, esorcizzata col tuo album solista Pains (sempre con monicker Tony Tears) e sublimata catarticamente con La Società Degli Eterni. Inoltre, e anche di questo ne abbiamo già parlato, mi piacerebbe ricordare ai lettori che questo progetto si avvale della collaborazione di Daniele Donini, figura carismatica in campo esoterico e ben conosciuto anche dagli appassionati del metal a tinte scure… Tra l’altro c’è chi è riuscito o riuscirà ad avere tra le mani qualcosa di tangibile, proveniente dalle sue mani!

“La Società Degli Eterni” è nato subito dopo un periodo di profonda tristezza che stava sfociando in qualcosa di più pericoloso. Ne è risultato uno dei miei lavori migliori in assoluto a mio avviso. Pains, che univa perfettamente il darksound italiano, ma a lunghi tratti più incazzato, mantenendo però l’elettronica e l’atmosfera “antoniusrexiana” è stato un album che ha espresso perfettamente quel mio stato di profonda amarezza, avendo previsto le guerre che da lì a poco sarebbero scoppiate… Ma a questo punto direi anche quelle che (purtroppo) sembrano poter scoppiare: stiamo vivendo con venti di guerra addosso. Per fortuna sono uscito subito da questo mio stato di leggera depressione e, anche per esorcizzarla, ho realizzato dei “racconti” dell’ orrore (prima volta in vita mia) che racchiudevano, in realtà, mie esperienze esoteriche, tra cui i soggiorni a casa del mio amico Daniele Donini e da sua moglie Simonetta, entrambi persone splendide ed esoteristi. Da Daniele stilammo una specie di accordo su un album che lo vedeva in un certo senso coinvolto, grazie anche ai diari che ci donò (e che credo oggi di poter dire di avere capito molto bene il perché di questo dono…). Sono diari che racchiudono energie dedicate ad Entità (diciamo così). Ci tengo a precisare che non basta ricevere questi diari (Doni) da Daniele per poter dire di praticare esoterismo. L’esoterismo richiede dedizione, impegno, conoscenza e soprattutto allenamento costante nella pratica. Io, avendo tutte queste cose dalla mia parte, ne ho saputo catalizzare la potenza che ho fatto nostra (…per i Tony Tears). Sulla base di tutti questi avvicendamenti è quindi stato realizzato La Società degli Eterni. Un album dedicato al patto magico sotto forma di esperienze reali, ma lievemente romanzate e, appunto, ai suoi diari come doni per poter realizzare il suddetto patto. Per rendere il tutto ancor più reale e autentico Daniele ci propose di inserire dei papiri che sono le vere pagine di questi diari all’ interno di alcune copie numerate del disco, per la precisione in un numero magico, ovvero 77. Le suddette 77 pagine autentiche dei diari, dovevano essere profumate, ma non di un profumo sul vero senso del termine ma di un profumo quasi impercettibile, sottile. Ci siamo superati a mio avviso perché, anche se per un discorso magico le copie fisiche di queste pagine sono poche (77), siamo riusciti a mettere nelle parole, nella musica, negli aspetti complessivi del Cd, ugualmente questi odori/profumi… E qui subentra qualcosa di veramente strano perché non sappiamo nemmeno noi come siamo riusciti in questo. Non lo sappiamo ma ci siamo riusciti! Per me La Società degli Eterni è il miglior album dei Tony Tears come Band.

Inoltre, ricordiamo ancora che l’artwork è opera di tuo padre!!!

Sì! Questa volta la scelta della copertina si è rivelata più difficile del solito. Avevo già da qualche tempo l’intenzione di far partecipare mio padre a qualche lavoro dei Tony Tears. Ricordo che mio padre fu un bravissimo chitarrista e batterista e che da ragazzo suonò a livelli importanti nella sua città natale (Roma). Conobbe e fu amico, tra le altre cose, di cantautori e musicisti oggi famosi (era in quel giro) e se lui con la sua band non riuscì a sfondare ci andò comunque vicino. La band dove suonava mio padre era meno commerciale rispetto a generi che andavano per la maggiore all’ epoca. Comunque all’epoca suonarono tanto, guadagnando anche molti soldi (una volta si poteva). Negli anni mio padre non mai abbandonato la sua passione parallela alla musica, ovvero la pittura (coincidenza con il grande amico e compianto Mario “The Black” Di Donato). Proprio per questo gli ho raccontato di cosa doveva parlare il nostro nuovo album e lui si è immerso perfettamente nel suo spirito. Ne ha realizzato la copertina in poco tempo, prevedendo tutto, anzi è andato oltre… Per questo io stesso ho dato al quadro il titolo “Colui che è oltre”, titolo dai molteplici significati.

Son passati più di tre mesi dalla pubblicazione de La Società degli Eterni: penso si possa trarre un piccolo bilancio !!! Ho notato che non son stato l’unico ad avere ottime impressioni del lavoro, che è stato ovunque ben accolto.

Il bilancio è più che positivo, basti pensare che oltre le recensioni tutte molto positive (come sempre o quasi), si sono interessate a noi riviste (di recente la rivista cartacea Rock Hard ci ha dedicato una bellissima intervista e un’ ottima recensione) ed anche altri siti importanti, per la prima volta, recensendo entusiasticamente l’album. In più, abbiamo un importante data il 17 maggio in casa (a Genova) in occasione del festival Doom dedicato alla memoria di Mario Di Donato. Abbiamo anche altre date in ballo ma le stiamo valutando. Il tutto a soli tre mesi dalla sua uscita.

E della nuova etichetta I, Voidhanger Records cosa mi dici? Sei soddisfatto per ora?

Sì! Certo, siamo soddisfatti. Se sono successe tutte le cose positive che abbiamo elencato nella domanda precedente è anche grazie alla I, Voidhanger Records. Tra l’altro, considerando che stampa anche le edizioni in vinile delle loro uscite (almeno per la maggior parte di esse) è proprio la label che, per passione e dedizione, fa al caso nostro. Per La Società degli Eterni l’edizione in vinile non è stata fattibile per la durata stessa dell’ album (oltre un’ora): avrebbe avuto dei costi eccessivi! Ma in futuro la cosa potrebbe realizzarsi, vedremo.

Come avrai riscontrato dalla mia recensione, questo disco mi è piaciuto parecchio! E’ un concentrato del metal che ci piace di più! Quello di band come Iron Maiden e Mercyful Fate, dei momenti più epici del Paul Chain solista, pregno di atmosfere oscure degne del miglior Antonius Rex (…a cominciare dall’introduzione) e suggestioni cinematografiche come solo i Goblin sapevano fare… Il lavoro di composizione fluisce spontaneo o pensi a priori al mood del brano e di conseguenza ne scegli i modelli di riferimento?

La tua recensione ci è piaciuta molto e personalmente ti ringrazio (anche a nome di tutta la band, precedente che ha realizzato l’ album e quella attuale). Sì, le influenze da te descritte ci sono tutte, così come tante altre. D’altronde certe melodie in stile Iron Maiden le potevi riscontrare anche in certe armonizzazioni del miglior Paul Chain dell’epoca, quindi, anche se sembra strano fare riferimento al Darksound italiano e poi parlare di Iron Maiden, in realtà non lo è affatto; stesso discorso vale per i Mercyful Fate. Di solito mi vengono in mente alcuni riff principali mentre penso al significato testuale di un brano. Quindi, la struttura a grandi linee è pensata e studiata al novanta per cento in maniera metodica.

Ho ascoltato con attenzione le tue chitarre!!! A parte il grande lavoro sul riffing e sulla ritmica ed al supporto in generale che lo strumento da agli arrangiamenti, ho riscontrato che nelle partiture in cui i tempi sono più serrati insegui un tema, imprimi una melodia all’assolo. Al contrario, quando i tempi rallentano, sfoderi qua è la un passaggio virtuoso che ben ci sta. Anche qui ti chiedo: i tuoi assoli sono ben studiati o lasci scorrere liberamente le note?

Del riffing ti ho detto. In fase di assolo, invece, mi sento più “libero”, nel senso che li eseguo inizialmente di getto ma poi diventano ben delineati e scritti per rimanere tali e quali, coerenti per quando dovrò suonarli in sede live. Non vi è nulla quindi di improvvisato, se non solo in fase iniziale. Conosco anche lo spartito ed ogni cosa che faccio potrei benissimo trascriverla sul pentagramma. Solo per comodità non lo faccio, ma è tutto ben strutturato nei Tony Tears. Persino gli album “solisti” lo sono, che spesso vengono erroneamente descritti come qualcosa di sperimentale e/o improvvisato.

Ci sta a questo punto chiederti quali sono i chitarristi che ammiri di più e per quale motivo.

Parto dicendoti che ce ne sarebbero talmente tanti che mi dispiace scegliere quali sono i miei preferiti, ma poiché alla domanda devo rispondere con pochi, sarò costretto a tenerne fuori tantissimi. Comunque, se devo stilare una breve lista, dico: Tony Iommi, perché è il maestro di riff Darksound. Secondo me i riff di questo genere ma anche dell’heavy metal in generale sono partiti da lui. Paul Chain, perché aveva un tocco unico, che univa in maniera del tutto personale i riff di Iommi (superandolo per intensità oscura) con un solismo ipnoticho come dei Pink Floyd. Il tutto con un’oscurità cimiteriale che non mi ha mai lasciato indifferente. David Gilmour perché, al di là dell’enorme stronzata sostenuta da alcuni sul fatto che non fosse un velocista, l’ho sempre trovato un chitarrista dal tocco personale, profondo, suggestivo, capace di unire una tecnica impressionante (anche da velocista, altroché…) ad un modo unico di suonare che mi ha sempre trasportato. The Black (Mario Di Donato), perché ho sempre riscontrato una certa drammaticità nel suo tocco unico, ci ho messo un po’ a capirlo ma ad oggi lo trovo geniale (non voglio parlare di lui al passato… vive in me). Randy Rhoads, dei chitarristi che ritengo “moderni”, ovvero dagli anni ’80 in su, è quello che a mio avviso fece di tutto, usando tutti i tipi di impostazione con un gusto ed una raffinatezza impressionante. John Norum, perché a mio avviso è uno, se non il più bravo blues man del Rock. Nel suo caso, John è l’ allievo di Gary Moore (mi piace anche lui) che superò il maestro. John riesce talmente ad essere totale che il suo blues a volte raggiunge (paradossalmente) una malinconia ed un impostazione di musica classica. Chris Oliva, perché segue un certo feel malinconico, drammatico, a tratti molto oscuro con una tecnica impressionante, senza però cadere nell’ eccesso di virtuosismo: cura di più il gusto ed è una cosa che apprezzo molto nei musicisti in generale. Andy La Rocque, perché nel genere da me denominato Dark Metal internazionale (in questo caso con King Diamond), unisce tecnica, gusto ma anche un’oscurità totali che me lo fanno mettere tra i primissimi. La sua tecnica indiscutibile non toglie nulla ad una capacità di fare riff e fraseggi da film horror. “Non metto” nella lista dei miei preferiti Antonius Rex solo per il fatto che Antonius lo considero (come progetto) anche molto di atmosfera quindi, anche se qualcuno può non essere d’accordo con quello che sto per dire, sarebbe troppo limitante definirlo solo un chitarrista. Ricapitolando: Tony Iommi, David Gilmour, Paul Chain, The Black, Randy Rhoads, John Norum, Chris Oliva, Andy La Rocque. L’ordine tra questi è casuale… Sono comunque i miei preferiti, quelli che mi hanno influenzato maggiormente.

Ho trovato la performance vocale di Sandra Silver nella cover di Old Souls davvero suggestiva, ancestrale. Insomma, hai capito che mi è piaciuto un bel po’…

Sì, per me Sandra ha interpretato ottimamente questa cover che è legata al concetto di patto magico. Tratta dal bellissimo film di Brian De Palma “Phantom Of The Paradise” del 1974, non è stata scelta a caso… Anzi! Ti svelo una cosa: già i Death SS avevano realizzato una bellissima versione della cover di un altro brano dal titolo “The Hell of It”, comunque sempre tratto dalla colonna sonora dello stesso film, ma è da quando ero poco più che adolescente (90/91) che mi ero prefissato un giorno di realizzare la cover di Old Souls. Quindi non è stata una mossa fatta per emulare i Death SS (che adoro/adoriamo), per quanto trattasi di due brani diversi della stessa colonna sonora. Inoltre, di Old Souls circolavano due versioni il cui mood abbiamo cercato di fondere nella nostra esecuzione. Quella del film per intensità drammatica e dove Sandra si è calata alla grande nella parte, mentre il finale è stato eseguito pensando alla versione di Paul Williams, che ha un cambiamento umorale inaspettatamente “solare”, mantenendo però una linea melodica volutamente più malinconica ma sullo stesso concetto della versione di Paul Williams. in modo da mantenere lo stile di entrambe le versioni.

Parliamo un po’ della linea up attuale dei Tony Tears, che è cambiata dopo l’incisione del disco. Come vanno le prove con i nuovi membri? Cosa vi aspetta sul fronte live?

Le prove con i ragazzi della nuova line-up vanno alla grande (Luca Lucchini- Batteria, Wally Ache- Basso). Come ho sempre sostenuto, quando suoni con gente che (come te) sa suonare, a trovare il groove ed essere affiatati bastano poche prove. Certo, poi suonare di più non è uno sbaglio! Ma non è vero che bisogna ammazzarsi di prove per suonare bene e poter suonare su un palco, no! Basta che ognuno studi e suoni sempre, allenandosi sempre sul proprio strumento, anche e soprattutto per conto proprio. So che è così perché me lo hanno confermato professionisti totali, ed io ad oggi rinnovo questa conferma. Quindi, le cose vanno benissimo così come andavano bene anche con la line-up precedente, che ringrazio vivamente e con i quali sono/siamo rimasti in ottimi rapporti.

Sui social hai anticipato qualche notizia sul tuo prossimo lavoro del Tony Tears solista. Ne vogliamo parlare anche qui?

Certo. Intanto, inizialmente era nato per essere più new wave, ma quando sei esoterista dentro e quando hai nel sangue certe sonorità Darksound emergono sempre queste due cose (ma sapevo sarebbe andata a finire così). Il risultato della struttura musicale, quindi, è un Darksound a tutti gli effetti, ma diverso da tutte le cose fatte fin ora nel Tony Tears “solista”. Vi è una maggiore linearità, memorizzabile, se vogliamo, in uno stile vagamente new wave ma anche Ghotic/Rock. Anche se è antipatico fare sempre esempi stilistici mi servono comunque a far comprendere l’orientamento musicale. Potrei dire che musicalmente è sullo stile di certe cose dei vecchi Death SS più elettronici dell’epoca, come la parte finale di Schizophrenic, Dedicated to Jesus di Paul Chain ma molto più Darksound “duro”: mi vien da dire i Christian Death più pesanti e anche una band che adoro (ma spesso ignorata…) cioè i XIII° Stoletì. Il tutto però, con il mio/nostro stile: non mi stancherò mai di dire abbastanza che il Tony Tears “solista” è tale solo perché è realizzato totalmente o quasi da me e per una produzione un pochino più vintage, ma che l’ aspetto Hard/heavy e molto altro è identico alla Band (sono una cosa sola!). Ecco come sarà il nuovo album solista, che al momento ha anche un titolo provvisorio “Portrait Of The End”. Parlerà dell’anima del mondo (Anima Mundi), del grido che essa sta lanciando verso le sue creature, della la spaccatura esistente tra chi sente e soffre insieme a lei ed invece chi finge di non sentirla. Questa è già l’inizio di una fine annunciata, di una guerra che farà da specchio a tante altre cose. Sarà un concept su questo argomento che sento molto.

Sei coinvolto seriamente nello studio dell’esoterismo e La Società degli Eterni ne è evidente ed importante esempio. Riassumi, se puoi, quella che è la tua filosofia, come la applichi alla vita di tutti i giorni…

La applico sentendo, ascoltando, voci di esseri non fisici attraverso anche le meditazioni (base fondamentale per praticare Magia). Solo dopo, in base a come voglio uscire da questi ascolti/comunicazioni, pratico Magia per uscirne fortificato. La Magia la pratico più per me, ma in alcuni rari casi anche per aiutare persone (meritevoli), per quanto non è un dovere scritto. Quindi, c’è sempre questa duplice realtà: da un lato l’aspetto apocalittico, drammatico, funereo nel vero senso della parola che spesso comunico attraverso il Tony Tears più “solista” e quello Magico, che oserei definire più di ribellione, di sferzata, che realizzo con la Band. Nel primo caso le situazioni spesso sono un po’ deprimenti, perché mi spiattellano cose che non vanno sul nostro piano e molte volte si diventa come spugne, si assorbono certe negatività (anche se si è forti)… Credimi che è così, succede. Di più non mi è consentito dire.

Proprio parlando della vita, come ti dividi tra lavoro, arti marziali ed il resto? Quanto di te riesci a dedicare alla musica?

Il lavoro è il meno. Nonostante non lavori vicino casa, tra quando mi alzo per raggiungere il posto alle cinque del mattino e quando torno a casa alle venti, riesco a mettermi sulla chitarra e sui synth almeno un’ora e mezza tutte le sere. In più, lo stesso vale per andare ad allenarmi con le arti marziali che comunque ormai gestisco con pochi allenamenti (magari uno intenso a settimana) perché ho la fortuna, dopo una vita dedicata ad esse, di potermelo permettere. Quindi, oggi, dedico quasi più totalmente tempo alla musica e all’ esoterismo. Il che non si può definire una passione ma una vera e propria scelta di vita spirituale, quasi come una religione (anche se non è una religione). Ti svelo che trovai il mio attuale posto di lavoro grazie ad un rito di magia ed il mio lavoro mi garantisce (tra l’altro) di avere più tempo per le mie cose. Infatti, io lavoro “solo” fino al venerdì mattina avendo, oltre che il weekend libero, anche il venerdì pomeriggio libero (quindi quasi tre giorni di riposo su quattro lavorativi), il che fa tutta la differenza del mondo. Comunque, mi dedico tantissimo, sempre e quasi totalmente, alla musica.

Condivido ciò che pensi ed hai scritto sull’underground e sulle produzioni musicali in generale. Ti dico sinceramente che per quel che è la mia esperienza, trovo molta più umiltà, dedizione e rispetto in artisti come te della “vecchia” guardia. Soprattutto nell’approccio con chi della stampa deve dedicare del tempo prezioso all’ascolto della musica che si sta promuovendo. Vorrei condividessi anche qui le tue riflessioni.

Sarò breve. In quel post, ciò che ho espresso è solo la punta di un iceberg. Ultimamente, negli ultimi anni per essere precisi, sto assistendo a cose da nausea a livello musicale. “Musicisti” che si introducono in contesti da recensori e non ne sono capaci e non hanno nemmeno la cultura, ruffianismi anche stucchevoli, il tutto per avere priorità su eventi/concerti e spesso con l’approvazione di chi gestisce queste cose per ovvi tornaconti (che vanno bene ad entrambe le parti). Ripeto, questo è solo un aspetto ma potrei aggiungere molto altro. Ovviamente e per fortuna il nome Tony Tears è ormai talmente consolidato in ciò che facciamo nel “nostro piccolo” che potrei fregarmene… Ma non ce la faccio, devo esprimere ciò che penso… Ed è che la scena è viva (evviva) ,ma c’è un “magna magna” ed una specie di “alleanza” tra addetti ai lavori e band ruffiane. Per fortuna non riescono a tagliare fuori più di tanto altre band giovani o meno giovani (perché una via c’è sempre), però ho più di una sensazione che l’intento sia quello. Per non parlare delle produzioni plastificate moderne: ascolti una band e… tranquillo che le hai ascoltate tutte! Tutte senza più le dinamiche, tutte senza un suono proprio, tutte uguali, tutte con un modus operandi con voci quasi pop oppure con distorsioni passate al computer, nel senso di “pulizia” eccessiva. Ma la realtà? L’arte? Dov’è? Fare Arte non vuol dire non essere professionali o non produrre qualcosa di buono, anzi. Io sono un sostenitore di questa teoria: Arte e professionalità possono (e devono) andare a braccetto. Stop! Ora capisco meglio cosa voleva dire il buon “vecchio” Paul Chain quando parlava di essere nauseato dal business musicale. Anzi, lui fu morbido a riguardo, io no! E’ uno schifo! Ovviamente non è tutto così e sono dell’idea che il Rock è tutt’altro che morto. Ma al di là della produzione, il primo aspetto sul discorso alleanze/tagliare fuori fa più schifo di tutto il resto. Questi personaggi, eventualmente, non sono pienamente soddisfatti di loro come artisti (forse nemmeno un poco).

Mi piacerebbe raccogliere le tue riflessioni sulla tua città, Genova, e la sua scena musicale… Genova è la città di De Andrè, dei New Trolls, dei Matia Bazar, ma ha anche una sua scena metal abbastanza prolifica! Quanto c’è di questa città e della sua tradizione musicale nei Tony Tears?

Beh, intanto aggiungerei Luigi Tenco, depresso cronico è vero, ma avanti anni luce per visioni apocalittiche. Tempo fa volevo fare una cover di Tenco, “Non è vero”, che descriveva perfettamente la società schifosa di oggi. Non è detto che prima o poi non la realizzi. Sì, comunque è vero, è una città con una tradizione musicale enorme e questo essendoci nato mi inorgoglisce. Anche nel Metal, certo. Nel metal non cito una band in particolare, in modo che evito di dimenticarne qualcuna ed evitare malumori (visto che abbiamo veramente tante band). Nei Tony Tears, di Genova c’è l’ essenza, quel filo sottile che collega il feeling pre-realizzativo di un prodotto musicale ed il fatto che è la mia città natale. Quando scrivo i testi, ho dei luoghi dove andare nella mia città congeniali e, ti stupirò, ma non sono sempre cimiteri o luoghi lugubri. Chissà, magari un giorno realizzerò almeno una canzone in chiave Darksound/Metal per la città di Genova. Tieni conto che è una città con tantissime storie legate al mondo dell’ occulto e dell’ esoterismo. Inoltre, vanta uno dei casi di rapimenti alieni più suggestivi e Reali della storia a livello mondiale, ovvero il caso di Pierfortunato Zanfretta. Quest’ ultimo fu un metronotte di Genova che, se pur hanno provato a farlo passare per pazzo, non ci sono riusciti. Una volta messo sotto un farmaco e sotto ipnosi regressiva (non poteva mentire) confermò la paura nell’aver incontrato esseri di un altro pianeta che lo avevano rapito. Questo è solo uno dei molti avvenimenti della nostra città.

Che ricordi hai di Antonio Polidori adolescente? Quel ragazzo a cui piacevano tanto i Rockets (che band !!!) ? Come lo rivedi alla luce delle tue esperienze musicali e di vita?

Parto dai Rockets, gia! Hai detto bene, che Band! Una delle mie preferite nel Rock elettronico. Da bambino mi ricordo la loro presenza fissa in un programma domenicale (allora la TV non proponeva proprio immondizia come oggi e si poteva guardare). Ovviamente io, piazzato davanti, li aspettavo per vederli e mi affascinavano tantissimo. Com’era Antonio Polidori adolescente?… Testardo! Uno che sapeva ascoltare ma quando si ficcava qualcosa in testa manco le cannonate riuscivano a smuoverlo. Poi direi che ero (e sono) molto curioso. Qualsiasi cosa “diversa” finiva per venirmi a chiamare ed io non la respingevo mai. Proprio per la mia testardaggine commisi molti errori da adolescente, qualcuno anche da adulto, tanto in campo musicale quanto in quello esoterico. Oggi, parlando della mia musica, ci sono pochissime cose che rifarei (ma ci sono). Oggi so ammettere i miei difetti e spessissimo sono severo con me stesso. Non sempre sono contento di ciò che faccio: sono perfezionista fino ad essere maniacale, almeno su ciò che per me deve andare bene. Magari poi un’altra persona dal di fuori la vede ottima, ma io la devo vedere dritta così come la intendo io e, fino a che non è così, non riposo. Quindi, oggi, come è normale che sia, sono più scrupoloso, autocritico, più maturo in generale, ma penso sia normale e che sia la prassi di qualsiasi persona sana.

Antonio!!! E’ sempre un piacere sentire le tue parole che offrono sempre spunti di riflessione e crescita. Chiudi come vuoi questa chiacchierata!!!

Spero di vedere tanta gente al nostro concerto del 17 maggio in onore dell’Amico e grande Artista Mario “The Black” Di Donato (R.I.P.), dove presenteremo le nuove scenografie legate a “La Società Degli Eterni” ed altre sorprese. Detto questo, rinnovo i miei ringraziamenti e calorosi saluti a te e a tuo fratello Maurizio, ed anche un caloroso saluto a tutti i lettori di GiornaleMetal.it
Stay Doom!

Tags: Tony Tears
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