Questo “Drama” che esce in queste ore, si ricollega al disco del 1992 “Scenes” dove Marty Friedman elaborò una sorta di new age metal, nel senso che le melodie disegnate dalla sua chitarra e dalla sua musica erano molto rarefatte e decisamente inusuali, rispetto alle produzioni standard dei chitarristi metal dediti allo shredding. Una intuizione che Friedman ha fuso con una simbiosi evidente con il Giappone e in generale con la filosofia orientale, tanto da essere insignito di importanti riconoscimenti appunto come divulgatore della cultura nipponica e di tanto altro, attraverso la sua musica.
Delle molti esperienze che hanno caratterizzato la sua lunga e importante carriera, sembra appunto questa l’anima di un prodotto come “Drama” che sicuramente avrà grande successo nella terra del Sol Levante, ma che merita di avere la giusta considerazione anche qui. Del resto è stato registrato in Italia, Stati Uniti e lo stesso Giappone. La stessa formazione comprende diversi elementi provenienti da vari mondi: oltre a Marty Friedman ci sono Wakazaemons al basso, Gregg Bissonette, famoso e noto al grande pubblico, alla batteria e un trio di giapponesi , Mika Maruki al piano, tastiera e sintetizzatori, Hiyori Okuda al violoncello e Miho Chigyo al violino.
“Illumination” è una specie di preghiera in musica, molto ricercato il suono che parte semiacustico per poi andare su un maggiore volume, alternando le due fasi. Molto ricercato e delicato, con un duetto pianistico di alto livello, con una trama che richiama l’oriente, che poi è il tema dominante del disco e che è facilmente riconoscibile in “Song for an Eternal Child”, dove è il violino a intersecarsi con la chitarra semiacustica di Friedman che lascia anche in questo caso il posto Ancora sonorità totalmente orientali per “Triumph”, che potremmo tranquillamente definire “new age nipponica”, perché fare sentire questo brano a chiunque al mondo, faticherebbe davvero a pensare che a eseguirlo sia colui che ha pompato riff potenti e aggressivi nei Megadeth.
Già diversa “ Thrill City” che pure mantiene un certo retrogusto già descritto, è però un brano che si avvicina al metal proposto da Friedman in coppia con Jason Becker nei dischi musicali, grazie anche a un robusto riff che rianima chi non si esalta per certe sonorità troppo eteree, come nei primi pezzi. Si tratta di una parentesi, perché “Deep End” riparte con il pianoforte di Mika Maruki e le atmosfere sospese della sei corde del maestro, che certamente troverà grande successo in Giappone. C’è un brano cantato, in inglese e in spagnolo. Per la prima al microfono Chris Brooks dei Like a Storm, con una interpretazione ottima da class metal/aor a stelle e strisce, per un brano molto melodico e altrettanto azzeccato. La versione spagnola, che diventa “Rebeldes”, è affidata invece a Steven Baquero Vargas, decisamente molto bravo. Questo è un potenziale singolo di successo, perché è un brano di elegantissima fattura e forse si poteva insistere su questa linea, visto che la chitarra non è soffocata dalle parole.
Si continua con una musica strumentale orientale con “Mirage”, dove la chitarra ricama preziose linee, forse troppo lungo nella sua espressione. Più o meno sulle stesse coordinate si muove “A preyer” e la situazione comincia un po’ ad annoiare chi si aspetta più varietà compositiva. E’ questo il limite più grosso di “Dreams”: tanta qualità espressiva, ma la maggioranza dei brani tende a assomigliarsi. La stessa “ACapella(guitar solo)” propone suoni e soluzioni semiacustiche già ampiamente sentite quando arrivi al nono brano, sia pure per poco più di un minuto. “Tearful Confession” si distingue poco dalla precedente e se uno lo ascolta distrattamente può anche pensare che sia lo stesso brano o la continuazione di esso. “Icicles” non modifica quanto affermato, con una vena più bluesistica, ma che va cercata con attenzione.
Mi aspettavo di più, da un grandissimo chitarrista come Marty Friedman.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi
















