Ottavo album per gli svedesi Wolf. I nostri hanno un periodo di esistenza complessivo che quest’anno raggiunge il quarto di secolo (auguri!) E lo celebrano pubblicando questo bel dischetto, piuttosto “ferrato” nelle coordinate musicali del Metal classico. Il livello tecnico dei nostri è su una buona media, e l’album è prodotto in maniera molto pulita. Le bordate metalliche non mancano di certo lungo tutto l’ascolto di “Feeding The Machine”, anche se., a conti fatti, i nostri si attestano su un livello compositivo un tantinello… “minimale”, ecco. Intendiamoci: l’album è composto di 12 rock-songs viscerali e senza fronzoli, dall’impatto sonoro diretto e straight-in-your-face. Ciò nonostante, debbo dire che in tutto l’album non sono riuscito a trovare alcuna impennata compositiva verso l’alto. Parliamo delle vocals, ad esempio. Il singer Niklas “Viper” Stålvind ha una voce abbastanza velenosa ed aggressiva, e fa del suo meglio per caratterizzare i brani. Purtuttavia, vuoi per la mancanza di refrain particolarmente curati ed elaborati, vuoi forse per l’uso eccessivo, per tutto l’album, di un roccioso ritmo mid-tempo con poche varianti, il risultato non decolla più di tanto, apparendo invece, anche nei riffs, un po’ troppo monocorde. Anzi direi quasi “stilizzato”. Resta indubbiamente tanta potenza di pura natura Metallica, e di certo i nostri hanno tutti i numeri per esser considerati una band capace di riscaldare ottimamente le platee nei festival, in attesa delle bands più importanti. “Feeding The Machine” è insomma un album discreto, che si porta a casa una risicata sufficienza. Ma non più di questo.
Voto: 6/10
Alessio Secondini Morelli















