A venti anni dall’uscita di “The end of the beginning” i God is an astronaut fanno uscire questo lavoro che altri non è che un live al Windmill Lane Recording Studio di Dublino in cui suonano tutto il loro lavoro di venti anni prima “the end of the beginning” appunto.
Cosa dire, nuovamente dopo il “Ghost tale 10” dell’anno prima la band decide di fare un live; quindi non entro nel merito del composto, ma al massimo per quelle che sono le scelte tecniche dettate da un budget più alto e di conseguenza ad una risoluzione sonora differente. Resta il fatto che per fare un ragionamento su questo album, in modo positivo, devo fare parecchia fatica.
Sia chiaro il livello è buono, non sono sciocco fino a quel punto, ma siamo di fronte all’ennesima proposta “amarcord” che mi lascia perplesso. Le undici tracce di “The end of the beginning” avevano un senso allora; adesso rifarle in versione live in studio… si ci stanno, hanno delle dinamiche e delle risoluzioni leggermente più particolari rispetto al passato e come appena accennato con un budget più alto il risultato sonoro ne guadagna, resta la domanda più importante:
ma fino in fondo, che senso ha rifare lo stesso album, registrarlo e farlo uscire come “nuovo” lavoro?
Perché mi ripeto, perché fare un lavoro così? Perché questo album “studio live” è il loro esordio risuonato, con tracklist differente come posizione delle tracce, ma è solo quello.
Certamente ci sono delle sfumature più marcate che nell’album del 2002; abbiamo la possibilità di sentire un lavoro con delle post produzioni differenti rispetto a venti anni prima… ma questo lavoro, più di altri live, non toglie e non aggiunge nulla di fondamentale alla band.
Forse sarebbe stato meglio ragionare di un tour in cui si sarebbe suonato ANCHE il primo lavoro per i suoi 20 anni (che va ammesso la band post album live aveva deciso di fare un tour che però FORSE vedremo queste date, quantomeno quelle italiane, a settembre 2023 a causa di slittamento di ben 22 date del 2022), ma fare un album “live da studio” mi sembra più una dinamica derivata dal rispettare un contratto con Napalm per non pagar penali che altro.
Sia chiaro, non è suonato male, lo ribadisco nuovamente, non è brutto anzi; sotto un certo aspetto riporta ad emozioni del 2002 e di un certo tipo di rock ed al loro sound, seppur arricchito, ma come i live sono dei “riempitivi” nelle discografie delle band, questo lo è molto di più.
Dispiace non dare un voto alto a questo lavoro, ma sia chiaro è che certe scelte più dettate da contrattualistica che non da altro mi lasciano perplesso e leggermente amareggiato.
Di sicuro questo potrà essere un lavoro osannato dai fans dei GIAA, per gli altri… cercate i vecchi lavori.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















