Che dire di questo lavoro e di questa band… Gli Hats Barn suonano black metal vecchio stile, senza se e senza ma. Quel black con tutti i clichés del caso, tra urla strazianti, croci rovesciate, face painting, armi più o meno medievali e/o armi da fuoco e suoni che sembrano registrati male, o lo sono con cognizione di causa suonati in quel modo per dare un’ulteriore senso di disagio e di antitesi con la musica “standard”.
La band nasce nel 2005 e propone materiale per circa dodici anni, poi va , diciamo così, “in letargo” sino a questo lavoro del 2022 uscito per Osmose Production.
Cosa si potrebbe dire su questo album?! Che è “nulla di nuovo sotto la luna” parafrasando un vecchio detto. Abbiamo il materiale in puro stile black metal old school, anche per quello che concerne i testi.
Quindi come previsto: batteria “secca” nei suoni, con un predisposizione alla “punta” troppo acuta per i miei gusti sia per i tamburi che per i piatti; blastbeat come se non ci fosse un domani. Basso non pervenuto, ma si trova nella line up e quindi desumo ci sia e chitarre che seguono la velocità della doppia cassa . Voce assolutamente rabbiosa e lancinante come da “cliché” e come da previsione del “true balck metal style”.
Scelte di post produzione in linea con il concetto di minimale e di “arido” come risoluzione del suono.
Di sicuro le impronte, malevoli, di Watain e di Marduk si sentono molto bene.
“In nomine leprosy”, “Under the pillars of daath”, la titletrack “Y.HW.H.” (particolare il fatto che dal titolo dell’album a quello della traccia le vocali siano state tolte pur essendo lo stesso “titolo”), “Walpurgis of seth” e “L’enfant doit Mourir” vi daranno il senso delle mie parole.
Come sempre vi invito ad ascoltare l’album e a decidere le vostre tracce preferite.
Come concludere una recensione di un lavoro come questo? Semplice con un augurio ed un’avvertenza. L’augurio è di avere un continuo su questa scia, per quello che riguarda la band; l’avvertenza è di stare alla larga se non si è appassionati della fiamma nera del black metal vecchio stile.
Il perché è presto detto, se non siete per il black senza fronzolo, diretto, malefico direi che questo è un titolo che non potreste apprezzare completamente.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















