Gli Aktarum sono un combo belga e diciamo che se da un lato fanno sorridere e attirano, dall’altra… no.
Ma andiamo per gradi; musicalmente è mettere insieme i Finntroll, quindi: scream, mezzo scream, growls e tipici tempi danzerecci del combo finnico e le scelte sonore della metà delle band power attualmente in voga; per ciò ci troviamo con poderose orchestrazioni, con cori pomposi e assoli di chitarra un filino esagerati e manieristici.
Questo loro “Trollvengers” è il terzo lavoro, preceduto da uno nel 20018 ed un EP nel 2009. Diciamo che la band non è particolarmente prolifica, ma che fa il suo in modo onesto e dignitoso.
Se dovessi partire dalla copertina avrei già da ridere parecchio; citazioni “nerd” in abbondanza già dalla prima impressione. Va ammesso che se la band belga non si prende troppo sul serio, ha punti in più, proprio per sostenere un pelo di leggerezza in ambito metal; solo che dalla leggerezza alla pesantezza in senso opposto il passo è brevissimo… purtroppo.
Musicalmente come ho già accennato abbiamo una commistione abbastanza gradevole, ma eccessivamente “troll” ovvero il termine troll messo sistematicamente in ogni titolo e diciamolo… un pelo troppo abusato pure nella definizione del loro genere.
Va però segnalato che il lavoro di post produzione e di miscelazione è fatto molto bene, cosa non comune.
Tutti gli strumenti si sentono in modo ottimale e senza prevaricazioni strane; quindi dalla batteria, sovente con il controtempo per far ballare e saltare, con le chitarre con doppia sonorità, quella più ruvida durante i riff portanti e poi quella più “cristallina” per far risaltare i soli, in pieno spirito power. Andiamo quindi con le voci, che come già accennato hanno lo scream come traccia principale, come i Finntroll per altro, a cui si affiancano doppie voci in growl e solo i cori in pulito; cori che sono parecchio simili al materiale alla Blind guardian.
Basso, come la maggior parte delle release metal poco udibile, ma c’è. Quindi i synth che fanno un lavoro enorme; dalle orchestrazioni alle fisarmoniche passando per alcuni strumenti “folk”.
Che dire… è un album che si fa ascoltare ma non resta molto in testa, principalmente perché ribadisco ha dei rimandi parecchio palesi verso alcuni gruppi storici del genere power e del folk metal e come sempre accade “perché ascoltare una copia se posso ascoltare l’originale?”; anyway dopo alcuni ascolti posso dire che “Troll Zeppelin”, “To ValhaTroll”, la titletrack “Trollvengers”, “Of Troll and men”(che da titolo ricorda un’altra canzone) e “In the name of Trolls”(anche qui citazione colta) fanno un qualcosa in più diciamo.
A conclusione, un lavoro che si fa sorridere, ma alla lunga si perde. O più folk o più power, sta mezza misura non sempre aiuta. Più della sufficienza arriva anche grazie al lavoro da banco mixer che non è da tutti.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















