Abbiamo già incrociato il nome Thundermother in occasione della recensione dell’ottimo album di Donna Cannone, visto che i membri femminili di questo gruppo italo-svedese avevano militato o avuto a che fare con loro, band tutta al femminile, giunta al quinto album.
L’energia è quello che vogliono comunicare con “Black and Gold”, fino dalla copertina e Thundermother ci riescono molto bene, perché quello che esce dalle casse è adrenalinico hard rock, molto ben eseguito a livello musicale e con ottime linee vocali.
Certamente non c’è da aspettarsi novità particolari, sia nella composizione che nel modo di interpretare i brani : come direbbe qualcun altro, prima dentro e gas a manetta, per il disco, a detta della stessa band svedese, più potente mai realizzato da Thundermother, sempre guidati dalla fondatrice Filippa Nässil, chitarrista che è certamente il motore di tutto il sound di questo ensemble rosa.
Ne escono fuori 12 brani divertenti e piacevoli, prodotti dal nuovo Mutt Lange, ovvero Søren Andersen, che rendono “Black and Gold” materiale da eseguire con successo sul palco, come l’iniziale e anthemica “The Light in the sky”, che ha in “Raise you hands” un brano gemello, contenendo classiche invocazioni da concerto, che senz’altro riscuoteranno consensi, grazie anche a una struttura decisamente semplice e facilmente memorizzabili anche da chi le sentisse per la prima volta.
Fra l’altro l’elenco delle apparizioni live in programma è veramente vasto, con oltre 100 date già fissate, un po’ ovunque.
La title-track è veramente il brano manifesto di questo disco e, direi, della proposta musicale delle Thundermother, rispolverando addirittura il vecchio talk-box caro a Jon Bon Jovi e non solo a lui, con un hard rock molto dinamico e brillante.
“Hot mess” rallenta il ritmo, con una ballata rock dal taglio classico, ma potente, seguita da un hard-blues, “Wasted”, che dimostra conoscenza delle basi storiche dello sviluppo della musica che amiamo.
Si riparte di slancio con “Watch out”, che si innerva su una ottima linea chitarristica, mentre “I don’t know you” riporta alla luce il background bluesistico della band, composta dalla sopracitata Filippa Nässil alle chitarre, Guernica Mancini alla voce, Emlee Johansson batteria e Mona Lindgren al basso.
E’ diversa dalle altre “Looks no hooks” che richiama l’hard-boogie d’annata, con grandi chitarroni e un ritornello molto catchy, come direbbero quelli bravi. Ci sono poi brani più convenzionali e in linea con le caratteristiche salienti della musica delle Thundermother, come “Loud and free” e “Try with love”, mentre è intrigante la slide-guitar che è contenuta in “Stratosphere”, brano decisamente melodico. La chiusura di questo “Black and Gold” è affidata al brano “Borrowed time” che a me ha fatto un effetto di velata malinconia, mentre le note che accompagnano questo disco la descrivono come composta in un momento di felicità della cantante Guernica Mancini, dopo un concerto, nel trasferimento verso la data successiva. Se questa è la sua rappresentazione della felicità, non oso immaginare quando è triste……
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















