Il moniker “Sankta Kruco” è nei fatti un termine in esperanto che indica “Santa Croce”. Che di per sé è già interessante come radice, per chi non conoscesse l’esperanto è una delle più conosciute “lingue artificiali” e tra le più conosciute delle “Lingue ausiliari internazionali” creata dall’occultista polacco di origini ebraiche Ludwik Lejzer Zamenhof, a fine del 1800, per provare a fare in modo che i popoli avessero una lingua comune per potersi parlare e creare una forma di unione pacifica.
Fatta la dissertazione sull’origine del nome e della lingua usata, entriamo nel merito dell’album e e della band. i Sankta kruco fanno un doom molto curato, evocativo e se vogliamo a tratti quasi sinfonico(ma non nel senso attuale del termine ma quello corretto da “vocabolario” ovvero con sinfonie e con orchestrazioni) a cui si affacciano delel venature black death. Dietro a tutto c’è il deus ex machina Sal Kruco, che oltre ad essere il chitarristta è anche il cantante e di fatto il compositore. Va detto che oltre a Sal abbiamo anche Isaak Kruco al basso, Lord Kruco alla chitarra e Jb Kruco alla batteria, quindi si aggiunge mistero al mistero.
Desumo che siano sempre per mano di Sal Kruco i synth e le orchestrazioni che troviamo in tutto il lavoro
Questo “Sideral” esce per Ghost label records dopo il precedente “Glacialis” uscito nel 2018 sempre per la stessa etichetta. Pur essendo con un numero esiguo di brani, solo sette, abbiamo comunque un quantitativo abbastanza corposo di minuti e la qualità è parecchio alta. Come in passato anche in questo lavoro i temi cari Kruco sono proposti, ma nello specifico le visioni dell’autore sono pessimiste. L’oltraggio fatto a madre natura porta inevitabilmente al detrimento, alla fine del genere umano e in sostanza all’apocalisse.
come già il nome della band, i linguaggi usati dalla band non si limitano all’inglese o, eventualmente, all’esperanto; abbiamo delle parti piuttosto corpose anche in latino. Le voci sono sia evocative e pulite, quasi liriche se vogliamo, a cui l’autore aggiunge un filtro in post produzione per rendere ancora più grave e “pesante” il cantato; passando al growl più squisitamente death; io avrei evitato il filtro sulla voce pulita, ma è una questione mia personale e non un errore di post produzione.
Scelte di campo per il registrato in linea con un certo doom nord europeo(My dying bride, Katatonia, Paradise Lost ed affini in primis) per cui abbiamo un basso presente, corposo ma leggermente nelle retrovie, un batteria piena, pesante ma non invasiva e neppure confusa. Una chitarra che ha si distorsioni pesanti e riffing altrettanto pesante e cadenzato, ma è facilmente percepibile anche l’insieme delle frequenze acute. In questo “regalo” malevolo abbiamo il fiocco fatto dalle orchestrazioni che permette di avere un arricchimento dell’album nel suo complessivo.
Va ammesso che la “novità” è nelle scelte stilistiche di arricchimento, dato che gli stilemi base sono quelli citati poco sopra e non vengono disattesi. Quindi è materiale facilmente udibile e apprezzabile. Quindi brani medio lunghi con riff cadenzati e granitici a cui si affianca una struttura ritmica altrettanto pesante e grave. Va detto che pur essendo prodotto in Italia ha un appeal ed un “gusto” estremamente nordeuropeo e differente dal “visto” classico in Italia. Notevole scelta e potenziale rimando per l’estero.
Delle tracce in questo album sicuramente “Sideral”, “Primo igne, in fine hominis”, “Ode a Cassandra” e “Last crepuscole”. Più di altre volte vi consiglio di avere copia di questo lavoro e di ascoltarlo che ne vale la pena.
In conclusione abbiamo un lavoro fatto bene, composto bene, suonato bene e con “sostanza”, vale il tempo che investirete per ascoltarlo, sotto ogni ragionevole dubbio. Forse qualche traccia in più, ma è solo un gusto personale e non un errore, non avrebbe fatto male. Alla prossima e promossi con lode
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















