“Nel profondo di ognuno di noi si nasconde il bambino che siamo stati. Questo bambino costituisce la base di quello che siamo diventati, di quello che siamo, di quello che saremo”.
Dr. Ron Joseph – Neuroscienziato
Parlare del sedicesimo album della band di Dave Mustaine non è cosa da poco e semplice…la band o meglio, la sua mente musicale, ha passato momenti di eccellenza assoluta e di tragicomiche parentesi dove non si percepiva bene dove la macchina Megadeth stesse andando a parare.
A parere di chi scrive i Megadeth saranno sempre e solo una band con una formazione in particolare, sto parlando del periodo ‘90-’97 (tengo in questa parentesi fantascientifica anche il sottovalutato Cryptic Writings perché comunque la band, al di là di alcune scelte stilistiche sui pezzi, suonava ancora divinamente)
Quello che sta dopo questa parentesi, è una ricerca estenuante, a volte poco proficua, di tornare ai livelli dei quella manciata di dischi assolutamente devastanti. Il buon MegaDave dirà: “la band è la mia, i pezzi sono i miei, io pago e gli altri suonano…”, pura e sacrosanta verità…se non ché i livelli di Rust in Peace e Countdown non sono mai più tornati…
Tornavano a tratti gli echi di quel periodo…i reverberi di riff, di fill di batteria, di ritmiche serrate e di chorus molto dinamici e ispirati…ma quello che si trovava “là” non c’è più stata maniera per Dave di riaverla.
La formula però è giusta, e nessuno può dargli torto: reclutare ogni lustro e mezzo un gruppo di musicisti preparatissimi e di redarre un nuovo disco marchiato Megadeth.
Ci eravamo lasciati nel 2016 con Dystopia, album sostanzialmente ben bilanciato, non troppo aggressivo, vagamente proto-prog (se mi è concesso questo termine), con suoni molto cristallini e curato in ogni dettaglio. E qui con questo nuovissimo The Sick, the Dying… And The Dead! non ci allontaniamo molto dal suo predecessore. A parte una line-up leggermente modificata, non c’è più Chris Adler alla batteria, ma troviamo il bravissimo e velocissimo Dirk Verbeuren e al basso (su disco) il mostruoso – come sempre – Steve DiGiorgio.
E qui abbiamo uno dei punti più controversi del sistema megadeth2022…manca il basso di David Ellefson…manca quel corpus ritmico che, non solo ha fatto la storia del Metal e della band stessa, ma proprio a livello sonoro manca “quell’attacco”, quella punta affilata che era il Suono di Ellefson. Manca lo Stile di Ellefson di Countdown to Extinction e di Dawn Patrol.
Chiariamo, Kiko Loureiro è uno dei più bravi e preparati chitarristi delle Terra…e io adoro ogni nota che lui suona, ma il suo apporto come su Dystopia è comunque relegato a eccellente turnista. Meglio Kiko del suo mostruoso predecessore, ma troppo mercenaristico Chris Broderick, ma alla fine cosa manca a sti dischi? Manca quella magia, quell’alchimia che aleggiava all’inizio degli anni ‘90, manca quel tocco di genio che solo il nostro adorato Friedman trasmetteva alla musica dei Megadeth.
E quindi arriviamo nell’ascolto di “The Sick, the Dying… And The Dead!” e non possiamo che apprezzare pezzi molto veloci come We’ll Be Back e Life In Hell, le belle e dinamiche Killing Time e Soldier On! Ottima davvero la title-track, che mia aveva fatto davvero ben sperare sul disco, con quell’arpeggio in stile puramente Megadeth.
Il pezzo è strutturato magnificamente, intrecci di chitarre, riff in palm-muting (mondo in cui Mustaine è praticamente maestro assoluto), Passaggi dinamici tra rallentati e parti veloci, assoli armonizzati che davvero mi avevano fatto alzare le orecchie nel primo ascolto dell’album.
Questo incipit però lungo i 12 brani si perde man mano che si attraversa il disco.
Alcuni brani sembrano praticamente dei riempitivi (Junkie, Dogs of Chernobyl), altri praticamente esercizi di stile (Célebutante, Psychopathy).
A differenza del precedente lavoro i suoni in generale sono più grezzi, la produzione risulta meno “patinata” del disco del 2016, le chitarre sono più taglienti, la batteria post-prodotta con suoni molto moderni tagliano la dinamica del suonato e rendono un po’ piatta la prova (che a livello di esecuzione è mirabile) di Verbeuren. Il basso è stato completamente ri-registrato da DiGiorgio, prova ineccepibile e perfetta. E in fine il buon MegaDave? Scrive, co-produce, siede dietro il mixer e pensa anche all’artwork concept…ma in fin dei conti cosa sarebbero i Megadeth senza Dave Mustaine? Praticamente una “condicio sine qua non”, e lui fa bene a dare sempre e comunque anima e corpo nella sua creatura, i Megadeth non sono una band qualunque, non lo sono mai stati…fanno parte di una “casta” che si è sempre assestata al di sopra di centinaia di migliaia di band, un punto fermo per ogni ragazzo che volesse sfidare le proprie capacità tecniche e compositive.
Alcuni dei loro album sono monumenti scolpiti nella pietra e nessuno potrà mai fare meglio di loro.
Ecco perché dopo alcuni ascolti assai curiosi dei questo The Sick, the Dying… And The Dead!, posso salire in macchina a caricare tranquillamente la mia playlist personale con Tornado of Soul, Hangar18, Sweating Bullet, I Thought I Knew It All ecc…
“Amo citarmi spesso; aggiunge sapore alla conversazione”.
George Bernard Shaw
Voto: 7,5/10
John Sanchez















