“Viviamo tutti in una casa di fuoco, non ci sono pompieri da chiamare, non c’è via d’uscita”. Tennessee Williams
Nella scena musicale odierna è difficile avere la percezione di duraturo e di stile, concetti che fino a vent’anni fa erano concreti, ben presenti nel genere Metal.
Le grandi band raccontavano il loro periodo storico e con alcuni dei loro album segnarono intere generazioni di musicisti e non.
Le stesse erano (e lo sono ancora) grandi, proprio perché nel momento del loro massimo splendore ebbero a differenza di tanti altri la qualità di poter portare i loro linguaggi verso lidi del tutto personali andando oltre i confini dei loro generi.
E’ fondamentale quindi per “esistere” porsi nei confronti della musica con un’apertura mentale che travalica gli standard e porta con sé, questa ricerca di quel quantum di originalità – caratteristica che rende unico il proprio linguaggio.
Perché questa lunga prefazione? Perché i Sadist sono arrivati al loro nono album con una freschezza di idee e una dinamicità degli arrangiamenti: incredibile. Firescorched è un punto di arrivo importante per la band.
Fondamentale per la creazione di questo nuovo bellissimo album, a mio avviso, sono gli innesti di due musicisti di altissima caratura, stiamo parlando di Romain Goulon (ex Necrophagist) alla batteria e al fenomenale Jeroen Paul Thesseling (Obscura) al basso.
I due turnisti di lusso vengono diretti attraverso i pezzi e le partiture dal mastermind e musicista tra i più preparati del vecchio continente: Tommy Talamanca.
Tommy in questo disco sviluppa il suo songwriting su strutture complesse, sofisticati arrangiamenti e incastri melodico-ritmici raffinatissimi. I pezzi sembrano usciti dall’epoca in cui band come Pestilence, Death e Cynic dettavano legge in un genere che era un qualcosa in più di un genere puramente Metal.
Ed ecco che torniamo alla mia articolata prefazione…per rimanere e sopratutto “Esistere” a livello musicale bisogna avere quello che si chiama Stile e Personalità. Fattori che troviamo vivissimi in questo Firescorched e nei Sadist stessi. Il bravissimo Trevor sia in veste di cantante sempre a fuoco nella sua parte, ma anche come “manager” dell’idea e della macchina Sadist, guida la band attraverso una direzione personalissima. E non è solo un discorso puramente tecnico, quello semmai è uno scoglio sul quale molte band moderne si arenano, diventando tanto tecnici quanto sterili.
E’ più una questione, come la chiamerei io, di “integrità artistica”…senza cadere nel limbo dove tanti “grandi” sono precipitati, ma portando disco dopo disco (come questo Firescorched) il proprio discorso musicale a livelli sempre più avanzati. É per questo che i Sadist sono una grandissima realtà della nostra penisola. Continuità della proposta attraverso la continua ricerca e perfezionamento del proprio bagaglio tecnico-artistico. Questa è la formula e non ci sono altri modi per rimanere un’entità di prim’ordine, i Sadist sono un esempio di tale grande alchimia.
In fine vogliamo dare alcuni titoli? Degne di nota consiglio: Finger Food (assolo degno di quel Brett Garsed che in tanti sembrano aver dimenticato); l’evocativa e bellissima Burial Of A Clown,
l’ipertecnica Aggression/Regression (con controtempi e intrecci di Talamanca e Paul Tesseling da manuale del death metal tecnico) ed in fine la tribale title-track che chiude un album davvero eccellente.
Vi lascio con i primissimi appunti che scrissi su un angolo di un block-notes nella redazione di GiornaleMetal.it, quando sentii per la prima volta il disco appena giunto in redazione.
A pensarci forse non era necessaria (o forse sì) la mia recensione…sarebbero bastati i miei appunti:
Sadist: Firescorced…ordine di recensione interno 34/2022…disco promo:
Potente, veloce, dinamico…intrecci strutturati…tecnica perfetta…
“Se non ci fosse l’inferno, saremmo come animali. Niente inferno, niente dignità”.
Flannery O’Connor
Voto: 8,5/10
John Sanchez















