Dieci brani per l’album intitolato “Moribund” degli In aphelion; la band formatasi due anni fa per mano di due membri dei Necrophobic, Sebastian Ramstedt e Johan Bergebäck, con il batterista dei Cryptosis, Marco Prij. A differenza di quanto si pensi la band è dedita a del black metal con salde radici nel old school, MA con post produzione, mix e master odierni.
Il presupposto non è di un progetto “raccatta denari facili”, è un lavoro che ha un suo intento ed una sua intenzione. Dare una visione del trio di quello che è per loro il black metal e di cosa voglia dire per loro far musica estremo. Sia chiaro il mio concetto non è dire che “i Cryptosis e i Necrophobic siano da coro dell’Antoniano”, ma in questo caso la band ha una sua dimensione più estrema rispetto alle band d’origine.
Inoltre la band dimostra palesemente che è possibile fare black metal in modo “pulito” ovvero con una produzione chiara, che permette all’ascoltatore di percepire i diversi strumenti, di comprendere in modo ottimale quello che i tre fanno durante tutti e dieci i brani. Questo dimostra nuovamente che il suono duro ruvido e malevolo si può ottenere senza portar tutto in “caciara” e tutti con “registrazioni col cantatu se no non è necro, gelido e minimale”.
In questo caso addirittura il basso è ben percepibile ed è “novità” in un lavoro di musica estrema; voce ovviamente rabbiosa ed in scream pieno. Chitarre affilate e con una scelta strana in fase di soli, dato che ha delle effettistiche squisitamente AOR; scelta estremamente curiosa questa.
Batteria devastante e con un tiro assolutamente indiscutibile; mitragliate di doppia cassa e furiose cavalcate tra piatti, rullante e tom veramente coinvolgenti.
Brani medio lunghi, non scendono praticamente mai sotto i quattro minuti, con un paio di punte che arrivano sopra i sette. Brani che non risultano in ogni caso noiosi o “allungati” in modo artificioso. Segno ulteriore delle capacità della band.
“Draugr”, “World serpent(devourer of dreams)” che è anche singolo e opener dell’album, “He who saw the abyss”, la titletrack “Moribund” e “Sorrow, fire and hate” sono il manifesto di questo album a mio avviso. As usual, vi consiglio di investire un’ora del vostro tempo ed ascoltare questo lavoro che merita parecchio.
Cosa aggiungere di più? Beh le considerazioni finali di questo album: “Moribund” non è una super novità, siamo in ambito black “vecchio stile”. La differenza la fa la produzione di livello alto e in più va aggiunta una capacità compositiva non comune sia in ambito di black metal ma di metal in senso più ampio; è questo che fa si di avere tra le mani un lavoro che risulta di molto sopra la media. Un titolo questo che verrà rimesso più volte in ascolto proprio per le sue peculiarità e per come viene proposto un certo muro sonoro.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















