Terzo album per gli austriaci In Somnia e debbo dire che avevo sentito parlare di loro, ma con tutti gli album in uscita li avevo persi per la strada. Devo dire che sono una notevole sorpresa; questo “Harlequin” è un lavoro compatto e coraggioso.
Dicevo terzo lavoro della band che decide di riproporsi a noi con un mix interessante tra death melodico, un pochino alla In flames e se vogliamo alla Septicflesh (principalmente per certe orchestrazioni), con rimandi sia metalcore che prog, alla Gojira principalmente, dando una manata in faccia all’ascoltatore senza se e senza ma.
Batterie a rullo compressione; chitarre droppate e con un songwritting interessante, pur ripercorrendo certi stilemi hanno una capacità personale altissima e di grande impatto. Basso percepibile in modo distinto e di livello altissimo; voce profonda, rabbiosa e quasi “ancestrale” in alcuni punti ed abbiamo questo lavoro; interessante non solo nelle fasi di growl e di canto rabbioso, ma pure nelle parti, poche va ammesso, di pulito.
Nota aggiuntiva i synth con archi, pianoforti e suoni sintetici parecchio curiosi che fanno da cornice a questo lavoro.
Interessante le scelte anche da mixer, le quali rendono maggiormente onore a questo lavoro che ha altissime potenzialità. Post produzione, mix e master buonissime, anche se subiscono ancora il fascino della “volume war” squisitamente presente oramai quasi solo nel metal, dato che “altrove”, nel senso di altri generi, stanno facendo delle scelte di miscelazione differenti con risultati sonori migliori.
“Onomatopoesis” che si distacca dalle altre per alcune scelte di arrangiamento ed è spettacolare e si percepisce una certa affinità anche coi gli Oomph di qualche anno fa, la titletrack “Harlequin”, “Something ends something begins” con i suoi pianoforti evocativi, “The void” e la opener “Rollercoastet” vi daranno il senso delle mie parole fino a qui.
voglio comunque fare una menzione di merito alla conclusiva “Ripping the veil” perché da ancor più il senso compiuto delle capacità compositive, di arrangiamenti e di esecuzione della band.
Potrei definirlo album perfetto? Certamente no, ma abbiamo un lavoro ottimamente costruito e pensato; abbiamo una band che dimostra le proprie capacità oltre ogni ragionevole dubbio ed ha la possibilità di farsi sentire con cognizione di causa e con capacità “alla mano”.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















