Diverse analogie accomunano “The Chronomaster project” con la metal opera Docker’s Guild di Douglas Docker, visto che il musicista italiano d’adozione, si occupa della scrittura (come co-autore) di molti testi di questo “The Android Messiah”.
Tra i musicisti italiani che compongono questo progetto, troviamo il guitar-hero “Leonardo Porcheddu” (conosciuti ai piu’), coadiuvato da Enrico Scutti alla voce, Giorgio Novarino al basso, Carlos Cantatore alla batteria, Luigi Iamundo alla chitarra ritmica, Lele Mr. Triton alle tastiere e Fabio Rancati in veste di scrittore – produttore.
Come tutte le “rock” opera che si rispettino, troviamo una lunga carrellata di ospiti piu’ o meno famosi; una delle punte di diamante e’ senza ombra di dubbio Mark Boals, presente nell’opener “The mission”: molto bella la melodia tra pianoforte e violino, per questa traccia che rimanda stilisticamente alla rock Opera “Genius” di Daniele Liverani.
Tra le tracce che ho apprezzato maggiormente, figura “The Ancient Throne Of Tessev V” con le sue atmosfere “arabeggianti” che ci riportano indietro nel tempo; traccia che alterna il canto pulito a quello “growl” ad opera di Vicky Psarakis (degna erede di Alissa W. Gluz nei “The Agonist”), davvero un’ottima traccia dove spicca il sound “progressive” delle tastiere.
Tra le varie band progressive metal, sono sicuramente gli Ayreon quella a cui punta “The last man of ice”, moderna e al tempo stesso “schizzofrenica”; brano molto sperimentale penalizzato da un cantato che riesce a convincere (Snowy Shaw), anche se nell’economia complessiva ci puo’ stare, davvero ottimo il solo di chitarra.
“The Invaders’ Chronicle Part 1: We came in peace” vede la partecipazione di una –sempre- straordinaria Amanda Somerville, sulla scia dei brani targati “Within Temptation”.
Tra i brani piu’ convincenti “Revenge of the last” up-tempo, cantato da Nina Osegueda, che sfocia in una trash song con l’aggiunta del cantato “growl”: ottimo il drumming ed il solo di chitarra (e non e’ una novita’).
La sperimentazione non e’ un aspetto da trascurare, specie se si ascoltano tracce come “Generation clash”, cantata dal duo Mike Mills-Chris Boltendhal (che spazia tra il prog-metal e il power-trash) o “The invaders chronicle pt. 2”, brano dalle mille sfaccettature (prog-metal, speed-trash), dove emerge la voce teatrale di Gianluca Mastrangelo.
Altro pezzo da novanta e’ la lunghissima (sfiora i 10 minuti di durata ) e riflessiva “Nothing left to lose”, ballad malinconica che vede la partecipazione di un’altra “ugola d’oro” come Marcela Bovio (altra analogia in comune con gli Ayreon).
Un disco non di facile assimilazione, coraggioso, che non si specchia su se stesso e dove la qualita’ c’e’ ed e’ tanta; personalmente ho apprezzato maggiormente le tracce piu’ “classiche”, ovvero quelle piu’ “easy listening” e con meno sperimentazione (ma questo e’ un mio gusto personale, magari per altri ascoltatori non sara’ cosi’, ma l’esatto contrario).
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















