Nel variegato e diversificato panorama delle realtà Rock/Metal capitoline ci sono alcuni progetti che quest’anno stanno spiccando ben al di sopra della media. Tra questi vi è il progetto del song-writer e chitarrista Alessio Secondini Morelli. Autore del disco omonimo autoprodotto pervenutoci qui nella redazione di GiornaleMetal.it.
Il disco composto da 10 brani è un viaggio attraverso i meandri del Hard-Rock e del Metal Classico, con un’attenzione particolare in alcuni episodi (come nelle belle e dinamiche Lord of The Flies o Suffering Angel) al metal-prog di stampo Queensryche/Crimson Glory.
Menzione particolare va alla toccante e neo-classica Do You Want Live Forever? (Dedicated to Tina), dove Secondini Morelli con un abile uso del contrappunto e delle armonizzazioni ci regala un intermezzo che non risulta fine a se stesso, ma trasmette lo stato d’animo che si cela nel titolo stesso del brano.
Miglior pezzo del disco sicuramente, a parere di chi scrive è Thunder Baron, brano perfettamente arrangiato da Morelli nelle varie strutture e partiture per la band di supporto (che suona in modo impeccabile lungo tutto l’album).
Un esempio di come nel 2022, forse, non è stato tutto detto e scritto in ambito Classic/Power Metal…il brano ci lascia un sapore di stile raffinato e attento a ciò che si sta cercando di esprimere.
Come accadeva nel periodo d’oro del genere tra la seconda decade degli anni ‘80 e i primi ‘90.
Ottimo l’alternanza di voci maschili e femminili, i pezzi sono “cuciti” addosso alle diverse voci che si alternano nel cd con cura e perizia. Le tonalità sono azzeccate in base alla struttura vocale dei cantanti che lavorano egregiamente nei loro territori senza essere mai fuori contesto.
Il suonato è cristallino e privo di sbavature. Da un lato per l’ottima abilità tecnica di Alessio e della band di supporto, da un lato per la scelta (voluta) di una produzione che porta i range di frequenza alla golden-age del genere, allontanando soluzioni iper-prodotte…lasciando “asciutto” il suono nella sua essenzialità. Particolare che renderà, a mio parere, ottima anche la fruizione del materiale anche in sede live, per una dose autentica di freschezza che l’album ha in sé.
A parere di chi scrive si poteva osare un po’ di più nella post-produzione della parte ritmica, la batteria a tratti è molto “racchiusa” nel ventaglio sonoro e il basso tende a stare spesso più indietro rispetto agli altri strumenti…portando poco corpo alla produzione che, per scelta, è priva di sovra-produzioni.
Un piccolo appunto per dare una mia panoramica a 360° dell’album che rimane in ogni caso un ottimo lavoro proprio perché è denso di libertà musicale e rispetto per quello in cui Alessio Secondini Morelli crede da sempre e attraverso cui (tramite la sua chitarra) si esprime.
Voto: 7/10
John Sanchez















