Questa band ha fatto incetta di premi a varie rassegne hard\metal , come quelli per migliore album hardrock ai German Rock and Pop del 2017 con “Disadvantaged” e del 2019 con “Colourblinded” , che li ha visti partecipare con successo anche ad alcune iniziative benefiche a favore dei familiari dei bambini malati di cancro. Stinger in questo modo, almeno in patria, si sono formati una solida reputazione e ora giungono a questo “ Expect the unexpected” con una orrenda copertina che certamente non invoglia non dico all’acquisto, ma nemmeno all’ascolto.
Invece, nonostante questo, un ascolto lo merita questo disco di un gruppo che è evidentemente quotato anche all’interno degli stessi artisti metal, tanto da attrarre non meglio precisati appartenenti a Ac-Dc, Rose Tattoo, Doro e Dio per le prime produzioni e il grandissimo Billy Sheehan, bassista straordinario con Talas, David Lee Roth, Mr.Big, Winery Dog e tante altre importanti collaborazioni, per questa nuova uscita.
Come avrete capito, le influenze musicali di Stinger sono legate all’hard boogie australiano dei grandissimi Ac\Dc ma anche i meno noti ma brillantissimi Rose Tattoo, anche se nella loro biografia gli estensori puntano sul fatto che la loro musica ha allargato gli orizzonti. Non avendo ascoltato la loro precedente produzione, non ho termini di paragone, ma limitandomi a “Uxpect the unexpected”, risulta chiarissimo chi abbia ispirato il five-piece tedesco.
Parlo di ispirazione perché, alla fine, la mano personale degli Stinger è evidente e la loro musica non è certo passibile di plagio.
Martin Schaffrath alla voce, Matthew Sting alla chitarra ritmica e compositore assoluto dei brani, Adrian Seidel all’altra chitarra, Simon Simon ( nome rivedibile) al basso e Sammy Sin alla batteria danno vita a 12 brani piuttosto gradevoli, che partono con il dinamico e brillante hard rock di “Diggin’ Up The Dirt” .
Il secondo brano, Chasing Utopia vede la partecipazione di Billy Sheehan, che contribuisce a creare un gran brano groove-rock. “Monkey” è ritmata e incalzante, mentre “Highfalutin’” propone un mid-tempo con un notevole riff stoppato che annuncia un coro che potrebbe ingannare a un primo ascolto, somigliando molto alla stranota “Highway to hell”, anche se dopo il brano assume una sua fisionomia più definita.
Più convenzionale, nel suo hard-boogie già sentito molte volte, “Glory And Pride”, seguita da “Down At The Water Below” che segue le linee tracciate da Young e c. nei primi albums, con tanto di slide guitar e mid tempo. “Roller Coaster” è più dinamica, grazie anche a una linea chitarristica davvero intrigante. Più o meno si procede con gli stessi standard qualitativi e musicali, come la corale “No More”, l’hard rock, piuttosto scontato per la verità, di “Hallelujah” e poi “Son of a Gun” che richiama ancora agli Ac\Dc e in particolare la voce di Bon Scott, clamorosamente rievocata da Martin Schaffrath. Il disco si chiude con “Not My Part”, un gradevole rock’n’roll, e “Two Words One Finger” che si riallaccia alla maggior parte degli altri brani.
Un disco discreto, ma anche in Italia, senza fare del nazionalismo gratuito, ci sono band in grado di interpretare il genere con molta più personalità.
Voto: 6.5/10
Massimiliano Paluzzi















