Come ottimizzare e massimizzare i lockdown? I King buffalo registrando due album e facendoli uscire lo scorso anno il primo fu “The Burden of Restlessness” (e se volete leggere la precedente recensione la trovate qui) sempre con la stessa dinamica applicata per questo album, quello che sto per recensire e i due precedenti: autoproduzione per l’America e per l’Europa la Stickman Records.
Questo “Acheron” uscito a dicembre ed è il secondo album, secondo lavoro e purtroppo (si fa per dire) la band non ha centrato il personale obbiettivo di far uscire tre album nel 2021 come aveva dichiarato tempo fa. Resta inteso che comunque due album di inediti in un anno non è da tutti.
La base di partenza è ovviamente la stessa dei precedenti lavori; quindi dello stoner psichedelico di alta qualità e di forte impatto emotivo. Unica variabile è il fatto che questo Acheron, per indicazione della band stessa, è gestito in modo completamente differente.
questi quattro brani sono, oltre che mediamente da dieci minuti l’uno, presa diretta e registrato dal vivo.
questo implica che il lavoro è certosino sia da parte dei musicisti che da parte dei tecnici ed ingegneri del suono che hanno fatto queste riprese. Oltre al fatto che bisogna avere una sensibilità non da tutti per poter effettuare lavori di questo tipo e di questa qualità.
Lavoro oltre che evocativo, pure parecchio ispirato quindi. Abbiamo quattro gemme che sono già precise e “pulite” così senza dover essere nuovamente sgrezzate. Ovviamente deve piacere il genere; deve piacere un modo di suonare comporre ed arrangiare “antico” e “vetusto” come la presa diretta e come il “buona la prima”.
Personalmente faccio fatica a poter decidere quale delle quattro tracce potrebbe essere ottimale per dare il senso delle mie parole dato che dalla opener “Acheron” passando per “Zephyr”, “Shadows” e la coclusiva “Cerberus” ci sono dimaniche ed intuizioni molto importanti e di grande livello qualitativo. Se vogliamo a tutti i costi trovare una pecca avrei usato la sirena dell’attacco aereo come intro più breve, anche se si protrae per parecchio all’interno del brano conclusivo(“Cerberus”).
A conclusione un lavoro di qualità e di altissimo livello. Vale la pena averlo e vale la pena poter riuscire a dare un ascolto approfondito a questo secondo capitolo dei King buffalo.
Voto: 7,5/10
Alessandro Schümperlin















