Cose che succedono in Norvegia e da pochissimi altre parti del mondo. Affidare una specie di colonna sonora di una mostra su uno degli artisti più celebrati al mondo, Edvard Munch, autore del quadro più conosciuto dopo la Gioconda, “L’Urlo”, riprodotto in migliaia di circostanze, a un gruppo black metal è un passaggio molto audace e coraggioso.
A giudicare dai risultati, però, questa azione è stata premiata dal successo che sta avendo, come riportano le cronache, tanto è vero che la mostra è stata allungata e sarà visitabile al museo di Munch a Oslo fino al prossimo 28 agosto.
A essere stati scelti una delle celebrità black metal mondiale, ovviamente norvegesi, i Satyricon.
Autori di dischi molto importanti, si sono cimentati in 56’ minuti di accompagnamento a questa mostra, incidendo poi il tutto, facendone un’opera discografica molto impegnativa da ascoltare di per sé.
Infatti credo che un giudizio esauriente e qualificato potrebbe essere espresso solo accoppiando l’ascolto alla visione delle opere, nel contesto che è stato scelto e quindi in una immersione totale nel progetto multimediale di grande livello espressivo.
Satyr ha spiegato che il suo studio sull’ arte di Munch e sulla filosofia che essa esprime è di lungo corso e quindi la sua composizione è una trasposizione in musica di tutto questo.
Detto questo, “Satyricon & Munch” è una serie di suoni industriali, effetti sonori, fasi di organo, in cui si innestano archi che producono diverse dissonanze e sono una costante di questi 56’ di musica. Ogni tanto appare un giro armonico black metal non particolarmente aggressivo, che sfuma in un arpeggio acustico e i soliti archi in sottofondo, che sono la fase musicale più spesso ricorrente.
Affiorano via via suoni elettronici, che mutano forma, inframezzati da parti acustiche e d’atmosfera, con percussioni tribali, riff che segnano la totale freddezza e il senso di dolore e solitudine che la pittura di Munch spesso evoca e che Satyr con la sua musica sottolinea.
Il pianoforte disegna una sorta di danza macabra, soppiantato da loop elettronici che comunicano inquietudine, insieme a suoni disturbanti.
Per la prima volta assegno un non giudicabile a una recensione, perché secondo me, come ripeto, andrebbe ascoltato per la missione per la quale questa musica è stata composta e eseguita da Frost e Satyr. 56 minuti sono tanti e spesso ci si perde un po’, ma sarebbe bello conoscere le sensazioni di chi ha sentito questa musica calato nella realtà della mostra per la quale è stata concepita.
Voto: S.V.
Massimiliano Paluzzi














