Spesso usiamo il termine “gruppo o artista di culto” e tante volte si tratta di una semplificazione giornalistica. In questo caso il culto è davvero collegato alla figura di Meynach, blackster francese che dal 1991 al 2017 è stato l’anima dei Mutiilation e uno dei riferimenti assoluti di quella che viene definita la seconda ondata del black metal . La sua attività musicale è legata alla creazione, da parte sua, delle Legions Noires che sono state oggetto di discussione, anche se Meynach ha sempre sottolineato che questa associazione è sempre stata spirituale oltre che musicale ma non con fini politici.
I sette brani di “Miseria de Profundis”, che esce cinque anni dopo “Non omnias morias”, presentano un black metal volutamente grezzo, con grandi chitarre ambientali e riff che scandiscono la partitura dei brani, conferendo alla produzione un suono datato ma molto evocativo. La voce è urlata, non esattamente in primo piano. Non ci sono assoli, compaiono qualche sampler ma il suono è certamente classificabile e riconoscibile nel genere di riferimento.
I temi trattati sono diversi e sono, secondo l’artista francese, sette profezie sul futuro del mondo e dell’uomo, viste dall’occhio di un pazzo che scorge il male con le pandemie, la paranoia, il terrorismo e tanti altri aspetti negativi di questo terzo millennio, in piena linea con la storia musicale di Meynach e della sua creatura storica.
Si comincia, non a caso, con “Virus”, brano con un riff molto al confine con il doom, con tamburi marziali, invocazioni alla guerra, momenti di pausa e ripresa, con grande effetto ambientale. Più classicamente black metal “To exterminate the world”, con la chitarra solista che sottolineano ogni strofa e ogni periodo musicale, mentre “Into the weird” vede la presenza di suoni anche industriali in un brano di fatto strumentale, più ritmato e veloce. Il basso tonante caratterizza “Grip Omen” cavalcata di 8 minuti, durata media dei sette brani presenti su questo “De miseria profundis”, mentre un pianoforte dissonante è il tema iniziale e finale di “Relapse” che affonda in volume e aggressione nella parte centrale del brano. La disperazione di Meynach, che con i suoi Mutiilation è sempre stato considerato esponente di punta del cosiddetto suicide black metal, si evidenzia con i due brani finali di questa opera davvero spettrale : sia “In search of wasted time” che “Tentacles of anguish” completano questo disco che rilancia la figura di un musicista certamente coerente e serio nella sua convinzione artistica.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















