Dall’Olanda arrivano gli Xeno, formazione a cinque elementi che esce in queste settimane con il nuovissimo album dal titolo Sojourn.
La band si inserisce perfettamente nel nuovo filone di prog-math-metal che non è altro che l’evoluzione di quello che negli anni ‘90 era Prog Metal e poi all’inizio del nuovo millenio ha cominciato a mutare in nuove forme più inclini a funambolismi tecnici e meno ad essenza pura sonora. In ogni caso i campioni del genere hanno portato avanti discorsi artistici notevolissimi e ricchi di inventiva e di soluzioni alla fine “vitali” per un genere che ha rischiato di collassare su stesso come fu il power-metal di fine anni ‘90.
Questo perché la grande massa di band prive di un “carattere” musicale seguivano i grandi nomi senza mettere nulla di nuovo e copiando carbone tutte le soluzioni. E nel prog stava per accadere la stessa cosa con la band di riferimento per eccellenza: i Dream Theater.
Ed ecco quindi sentire lungo tutto questo Sojourn le varie influenze di band come TesseracT, Periphery, Opeth e una punta di Between the Buried and Me…
Non siamo ancora alla vera terza generazione di band di questo processo…la prima fu quella delle band appena citate, la nuova sta replicando i nuovi standard con nuove connessioni, ma rimane ancora legata alla prima ondata. Gli Xeno si possono collocare in questo range spaziale e lo fanno egregiamente.
La lezione dei grandi del genere è stata pienamente analizzata e sopratutto sintetizzata nel loro DNA artistico e musicale.
La band è in possesso di un bagaglio tecnico notevole che la mette a suo agio e perfettamente a fuoco in cambi di tempi considerevoli, tempi articolati, arrangiamenti che aprono a un ventaglio sonoro che parte dal proto-prog degli Opeth fino a un death-metal quasi (quasi) alla Obscura.
Degne di nota e molto al di sopra della media delle uscite nel campo sono la potente Epiphany, la lamb of godiana Nomad, la delicata ed evocatica Memories, la modernissima Resurge e la bella mini suite finale Sojourn, che funge da caleidoscopio dei discorsi musicali del disco intero.
Ottima la prova vocale di Ruben Willemsen che passa senza problemi da ambienti a piena voce pulita a parti in growl come il buon Mikael Åkerfeldt insegna.
La produzione è ottima potente e cristallina, scevra da sovra-produzioni mette completamente a fuoco gli strumenti e gli ottimi arrangiamenti.
Un album davvero ricco di ottime idee, registrato in modo magistrale, attento a ogni particolare, segnale che gli Xeno fanno sul serio e si pongono come una futura stella del genere.
Voto: 8/10
John Sanchez
















