“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura…”, non poteva iniziare diversamente quest’opera ambiziosa dal titolo “The divine comedy – Inferno”: si tratta di un doppio cd composto dal musicista e chitarrista spagnolo Oscar Grace.
Disco ottimamente prodotto dallo stesso Grace e coadiuvato dall’onnipresente Simone Mularoni che si occupa anche del mix e del master, opera ambiziosa come dicevo e allo stesso tempo “travagliata” visto che la sua gestazione e’ frutto di anni e anni di duro lavoro (oltre 10 anni): per quanto ho sentito, visto l’ottimo risultato finale, direi che lo “sforzo” lo ha pienamente ripagato.
La formazione base si poggia su Max Morelli alla voce, lo stesso Grace alle chitarre, Filippo Martignano alle tastiere, Stefano Antonelli al basso e Francesco Micieli alla batteria a cui andiamo ad aggiungere la “Bratislava symphony orchestra” a tessere il tappeto sinfonico, piu’ una carrellata di ospiti che si alternano dietro al microfono.
Ogni cantante interpreta un personaggio dell’ Inferno dantesco, tra questi troviamo Mark Boals nei panni di Virgilio, Chiara Manese in quelli di Beatrice, Ben Jackson alias Caronte, Knesia Glonty e’ Francesca, ecc..; ovviamente il personaggio di Dante viene interpretato dal singer principale Max Morelli, il cui timbro vocale ricorda a tratti quello di Bruce Dickinson, specialmente quando si eleva sulle tonalita’ piu’ alte.
Pur essendo strutturato come una metal opera, sulla falsariga degli Avantasia, musicalmente il disco (ottimamente suonato) ha piu’ affinita’ con il symphonic metal dei Rhapsody of Fire, da cui ne trae tutta la teatralita’, orchestrosita’ ed epicita’.
Diciamolo subito, non si tratta di un disco particolarmente “easy listening”, per questo motivo ho dovuto ascoltarlo diverse, svariate volte, prima di poter esprimere un giudizio che rendesse giustizia alla grossa mole di lavoro (e all’impegno non indifferente) fatto da Oscar Grace.
Unico appunto, io avrei affidato il ruolo di Dante a Mark Boals, amando particolarmente la voce di quest’ultimo (e meno quella di Dickinson): lo avrei voluto come interprete principale, ma capisco che i costi di produzione sarebbero lievitati esponenzialmente.
In tutta la sua durata, l’album e’ un concentrato di tutto quello e’ che metallo sinfonico, power, musica classica e persino del “trash-metal”, come in “To the edge of stygian lagoon” dove troviamo sonorità pseudo trash alla Megadeth con tanto di refrain in stile “Vergine di ferro”.
“The mission of Virgil” e’ un bellissimo ed emozionante duetto tra Mark Boals e la mia “concittadina” Chiara Manese , la quale si cimenta in un cantato prima moderno e poi lirico (sua vera specialita’), per quello che e’ uno dei brani piu’ belli in assoluto di tutta l’opera.
Troviamo i canti gregoriani ad aprire magistralmente “The borderland” , brano farcito da cambi di tempo symphonic progressive e la 100% Rhapsody of fire’s song “Under eternal rain”.
Altro assaggio di lirica in “Whirlwind of lovers”, ad opera di Knesia Glonty/Francesca che duetta con “Dante”, bellissima la parte strumentale centrale, con tastiere e chitarra di chiara matrice neoclassica; altrettanto belle le trame tastieristiche di “Phlegethon”.
Tra le tracce migliori troviamo “Forest of suicides”, duetto tra Dante e Virgilio: immensa e teatrale la prestazione di Mark Boals, chapeau! altrettanto bello e “profondo” il lungo assolo di chitarra generato dalle sei corde di Oscar, sembra suonato da Michael Romeo sei Symphony X (chissa’ se in questa scelta “sonora”, c’e’ lo zampino del buon Mularoni :)). A proposito di Mularoni, lo troviamo ospite nel brano “In hands of titans”, nei panni del gigante biblico “Nimrod”; i passaggi vocali di questa traccia sono tipicamente “Iron Maiden”, tanto da sembrare che dietro al microfono ci sia lo stesso Dickinson.
Il brano piu’ “diretto” e quello di piu’ “facile” assimilazione e’ “Firestorm”: power-speed song in stile Rhapsody of fire (con assolo di “Turilliana” memoria), dove si spinge a manetta sull’accelleratore della doppia cassa che nella parte centrale del refrain, raggiungera’ i 250/300 battiti al minuto.
“Ten moats of damnation”: la traccia piu’ lunga del disco, con i suoi 11 minuti e 30’ di durata, altro duello canoro tra Dante/Morelli e Virgilio/Boals e dove sul finire troviamo nuovamente diversi passaggi tipicamente “trash-metal”.
Non poteva mancare un illustre tastierista come Oleg Smirnoff, presente in “Cocytus (the ice of terror)” in duplice veste di narratore (interpreta il Conte Ugolino) e tastierista (suo l’assolo di tastiera); song a tratti “inquietante” con Morelli-Boals a spartirsi la scena, sono diversi i cambi di “scenario” musicale per diverse canzoni all’interno della stessa canzone.
In attesa del seguito “Purgatorio” e “Paradiso”, nella speranza di non dover attendere una decade, questo “Inferno” viene promosso con merito !
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















