Quinto album per i Veonity, band svedese di cui sino ad oggi ne ignoravo l’esistenza; “Elements of power” e’ un concept album che narra le vicende di un ragazzo diventato eroe per aver salvato il mondo dall’oscurita’ eterna che minacciva di distruggere la razza umana.
I temi affrontati dal disco, non sono propriamente “originali”, si tratta di un deja-vu riproposto decine e decine di volte; qualcuno si domandera’ “magari la musica e’ fresca di alto livello ?”
Purtroppo la risposta purtroppo e’ No.
Il power proposto dai Veonity rimanda a quello “tipico” dei Gamma Ray, Twilight Force , Stratovarius e via discorrendo, non aggiungendo niente di nuovo, niente di personale.
Basti pensare che l’opener “Beyond the Realm of Reality” non e’ il massimo in termini di originalita’, il ritornello rimanda (e fa il verso) a quello di “Land of the free” dei Gamma Ray: se il buon giorno si vede dal mattino, l’inizio non e’ dei migliori.
Purtroppo, la prosecuzione dell’ascolto non e’ che rialzi particolarmente le quotazioni del disco, salvo nel finale dove la qualita’ cresce “leggermente” e sottolineo “leggermente”: quel tanto che basta per raggiungere la sufficienza, niente piu’.
In evidenza “Altar of Power”, con richiami alla musica folk-celtica in stile Twilight Force/Rhapsody of Fire: brano anthemico e ruffiano al punto giusto; con “Dive Into the Light” si viaggia a manetta, una sorta di “Speed of light” degli Startovarius.
Da segnalare la presenza, in veste di guest vocal, di Siegfried Samer dei Dragony nella titletrack; come gia’ detto, gli episodi migliori del disco sono nel finale, come “Blood of the Beast” e “Curse of the Barren Plains” : due prog-power song con “leggere” venature alla Symphony X (anche per via del cantato in stile Russell Allen), entrambe scandite da ottimi riffs di chitarra e azzeccatissime parti di tastiera che riescono a dare quel tocco in piu’ alle composizioni.
La produzione e’ ottima, mix e master eseguiti presso lo studio Fredman di Göteborg; altrettanto bello l’artwork, ad opera di Thomas Holmstrand, che raffigura un portale che si apre verso un’altra dimensione, una sorta di Dr. Strange nelle sembianze di un cavaliere con la spada.
Disco piacevole da ascoltare, ben suonato ma che si confonde (senza emergere) nella massa delle uscita del genere power metal.
Voto: 6/10
Stefano Gazzola















