Il Death Metal oggi è cambiato molto rispetto a 30 anni fa, si è evoluto, ha assunto forme nuove di approccio alla composizione, si è aperto a influenze esterne ed è diventato un genere più accessibile.
Oggi il Death ha abbracciato territori lontani dal mondo occidentale classico (Europa, Nord America) ed si preso un ampia schiera di pubblico proveniente da paesi che stanno vivendo in ambito Metal quello che noi abbiamo vissuto 30/40 anni.
Se da una parte l’Occidente, Europa in primis, ha sperimentato, da un’altra oggi altri paesi abbiano mantenuto il Death nella sua forma più classica e brutale. Parliamo quindi in sede di questa recensione di band come gli XIPE TOTEC, duo proveniente dalla periferia di Città del Messico, forte di una personalità ben delineata legata ad un sound sulla scia di band come Cannibal Corpse/Suffocation con tematiche legate alla cultura azteca. I testi e i titoli di loro dischi sono tutti rigorosamente in quella lingua. Nell’ultimo lavoro “Tlamiquih” rilasciato a fine novembre dall’italiana DeFox Records, i nostri presentato un sound marcio, brutale e veloce tipico del genere che non lascia tregua all’ascoltatore più incauto.
L’uso di strumenti antichi locali come il “Huehuetl” il “Jaguar Flute”, rispettivamente percussione e flauto tipici della cultura precolombiana, vanno a impreziosire sezioni dei brani presenti nel disco (“Michaohtli”, “Ezoc”).
“Tlamiquih” viaggia su binari già scritti, ma presenta un’anima di una band che è riuscita a prendere la cultura del proprio paese e musicarla implementando anche strumenti locali. Ciò che il Metal dovrebbe fare, rendere vive le tradizioni e conservarle, gli XIPE TOTEC rendono omaggio ai loro antenati con ciò che sanno fare meglio.
Voto: 7/10
Sonia Giomarelli















