I Temperance, cosi come i connazionali Skeletoon, riescono a sfornare un album dietro l’altro, ad intervalli di tempo brevissimi che non ledono minimamente il livello qualitativo, che si attesta sul medio-alto.
Dopo poco piu’ di 1 anno dall’uscita di “Veridian”, ecco il sesto album in studio dal titolo “Diamanti” : il terzo con Alessia Scolletti e Michele Guaitoli a dar man forte dietro al microfono al “mastermind” Marco Pastorino.
Da sempre accostati stilisticamente agli Amaranthe, paragone “riduttivo” e che va a sminuire la proposta musicale dei Temperance che si attestano 2-3 spanne sopra rispetto ai colleghi svedesi, specialmente per quanto concerne il song-writing.
“Diamanti” e’ stato mixato e masterizzato –sapientemente- dal “guru” Jacob Hansen e dona al disco quel tocco in piu’, quel “respiro internazionale” che riesce ad elevarlo sopra la media. Rispetto ai dischi precedenti, troviamo nuovi elementi, come le melodie folk-celtiche tante care ai loro ”illustri “ colleghi Nightwish.
Il disco si apre con la bombastica “Pure life unfolds”, uno dei pezzi forti di “Diamanti”, il cui ritornello si stampa nella testa sin dai primi ascolti; punto di forza di questa traccia gli intrecci vocali –davvero notevoli- e le orchestrazioni sullo sfondo.
Altro pezzo da novanta “Breaking the rules of heavy metal”, qui le ritmiche si fanno piu’ “serrate”, troviamo parti piu’ veloci con tanto di doppia cassa -posta in apertura e chiusura del brano-; ottima la prova di tutti i cantanti, punto di forza di questo pezzo: le melodie vocali ed un ritornello davvero travolgente (ottime le parti in “scream” di Marco Pastorino). Aggiungo una piccola nota: il video di questo brano e’ stato girato nei monti che “dominano” la mia citta’ natale, Genova; piu’ precisamente sul monte “Reixa” (1.183 m. s.l.m ).
La title track “Diamanti”, traccia davvero molto bella, viene cantata in doppia lingua, inglese e italiano (ritornello in lingua madre); il ritornello sembra uscire direttamente dalle sigle dei cartoni animati giapponesi degli anni 80’, un MUST !! A dire il vero la traccia viene riproposta (come bonus tracks, in chiusura del disco) anche in diverse lingue: cantata in inglese, inglese-tedesco, inglese-francese, inglese-spagnolo ; la mia preferita resta la versione “madre”, ovvero quella cantata in inglese-italiano … anzi, avrei preferito se fosse stata cantata interamente in italiano.
“Black is my heart” e’ un up-tempo sinfonico che si candida a diventare uno dei prossimi cavalli di battaglia in sede “live”: ottime le parti di tastiera che tessono il tappeto melodico in prossimita’ del ritornello.
“Litany of the northern lights” e’ uno dei brani che piu’ si avvicinano ai Nightwish “celtici” di “Last ride of the day” o di “I Want My Tears Back”, mentre “You only live once” riesce ad essere sinfonica e al tempo stesso davvero epica (una sorta di Rhapsody “meets” Nightwish) : anche qui ,per le parti orchestrali e tastieristiche, aleggiano i fantasmi del Tuomas Holopainen di “Ghost love score”. Nonostante queste influenze (ed e’ normale che sia cosi’, lo e’ sempre stato per qualsiasi band, in tutta la storia della musica), la canzone mantiene il marchio di fabbrica tipico dei Temperance e risulta uno dei pezzi maggiormente riusciti del disco: un esempio di come si scrive un brano symphonic-power !!
“The loneliness” e’ un brano caratterizzato da una componente fortemente melodica, piu’ in linea con le vecchie produzioni della band, potrebbe essere definito un pezzo “power-A.O.R.”; pur non spiccando per originalita’ (mi ha lasciato un sapore di gia’ sentito) , nel complesso l’ascolto risulta piacevole.
“Codebreaker” la melodia di questo pezzo, come per “Diamanti”, l’avrei vista bene come sigla dei cartoons giapponesi: moderna, a tratti “techno”, con tanto di “distorsioni” vocali (voce filtrata e “tremolante”); un plauso particolare per il “pre-chorus”, veramente bello !
Scenari apocalittici dalle orchestrazioni poste in apertura di “The night before the end”, ma il brano non risulta “tenebroso” come l’inizio lascerebbe presagire, anzi, le atmosfere risultano aperte e ariose; a meta’ brano ecco irrompere un hammond ad omaggiare John Lord &C. e i cori si trasformano in una sorta di canto “gospel”, dopo questa parentesi, sul finire la canzone (che come minutaggio e’ la piu’ lunga del disco) ritorna sui propri binari sinfonici.
Ed ecco il turno della “sognante” e “fiabesca” “Fairy tales for the stars”, una sorta di power ballad sdolcinata e ruffiana al punto giusto; fuori dagli schemi risulta “Let’s get started”: un condensato di hard-rock, blues, rock’n’roll, melodic metal; esperimento riuscito visto che il brano risulta “originale” e molto piacevole nel suo intercedere.
“Follow me” e’ l’ultimo inedito a chiudere il disco (seconda traccia piu’ lunga in termini di minutaggio), un’autentica bomba di symphonic-power metal, la struttura portante e’ canonica ma il pezzo risulta davvero bello (ennesima comparsa dell’hammond nel guitar-solo). Strepitosi i cori a cappella posti in chiusura, se un pezzo del genere l’avessero composto gli Stratovarius saremmo tutti qui a sfregarci le mani.
Marco Pastorino si rivela ancora una volta uno dei migliori musicisti del panorama metal italiano; visto che nel corso del 2021, oltre ai Temperance, ha registrato un altro disco di assoluto valore: “Cristiano Filippini’s Flames of Heaven”, ve ne consiglio l’ascolto !
Questo “Diamanti” conferma i Temperance come una delle piu’ belle realta’ del metal “tricolore” (e non solo), raccolgono i frutti di quando sino ad oggi seminato, visto l’imminente tour con Tarja Turunen.
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















