I Crohm sono band Valdostana che ho potuto vedere e condividere il palco insieme alcuni anni fa. Cosa simpatica nello stesso periodo in cui ero con la mia vecchia label anche loro erano nello stesso roster, ci entrarono poco dopo la mia band, E già allora li avevo percepiti in modo ottimale e con un certo gusto per un mix tra doom stile Chatedral e Danzing con un pizzico di ruvidità in più e di classico hard rock vecchio stile.
Lo scorso anno la band ha fatto uscire “Faliure in the system” in autoproduzione e prima “Humanity” sotto sliptrick e “Legend and prophecy” in auto produzione. Prima ancora, ovvero durante la prima fase di vita della band, sempre in auto produzione esordirono con “AO0002” del 1986.
Si la band ha avuto una prima “nascita” negli anni 80. Quindi si sono sciolti e riformati nel 2014. Dal 2014 ad oggi hanno fatto uscire gli album di cui sopra ed ora abbiamo il live, uscito e nato dall’evento “Les Hard Griots: narrazioni metal e poetiche rap sull’animo umano” presso il Teatro Splendor di Aosta il 1° maggio 2021; evento che è per altro stato trasmesso anche in streaming con più di settemila persone e che ha visto oltre alla band gli interventi di “Fungo” e “Sago” due rapper valligiani che si alternano anche ad una pole dancer.
Abbiamo quindi una compagine piuttosto corposa di tracce dal precedente lavoro più alcuni brani dei precedenti lavori, legati anch’essi al concetto di sofferenza umana sotto ogni aspetto; più un brano ceduta da Fabio Rean aka “Fungo” (rapper di cui sopra che durante questo brano li accompagna oltre ad alternare il palco con “Sago”, la danzatrice e la band).
Novità aggiuntiva rispetto al passato, l’inserimento in questo live di Flavia Simonetti, violinista, che aggiunge un filo di profondità aggiuntiva e di pathos oltre a quello già presente nei brani della band.
La scelta di tenere così “crudo” il suono se da un lato fa onore alla band, dall’altra non paga al 100%. La batteria risulta poco curata e nella fattispecie il rullante risulta troppo “secco” e con parecchia punta. , basso ottimamente gestito; si sente, fa la sua parte in modo ottimale.
Chitarre buone, anche nel brano acustico. Forse un pochino troppo “ruspanti”; con un pochino più di gestione dei distorti. Violini come già dichiarati prima evocativi e con un ottimo spazio espressivo.
Voce interessante, forse un pochino troppo impostata in alcuni punti, ma complessivamente il risultato è in linea con le emozioni da trasmettere.
Devo dire che l’unica traccia che mi convince meno è quella con “Fungo” ovvero “Post fata resurgo”, che con buona probabilità rende meno rispetto al resto proposto, vuoi per la difficoltà di miscelazione tra la voce del rapper e quella del cantante della band,
vuoi per la tipologia stridente delle frasi. Per il resto debbo dire che “Insatiable” (dal loro secondo album) in versione acustica, “Eternal peace” che apre, “Deep blue”, “Mountains” da “Legend…”.
In questo caso più di altri, ascoltare questo lavoro darà a chi non conosce la band di capirne la loro forma mentis per il metal, il rock e la musica in genere.
Andando verso la fine della recensione abbiamo un lavoro ben strutturato, carino, ben pensato e proposto in modo interessante e curato. Certamente un modo alternativo di proporre la propria musica e di aver un live che lo segni. Sicuramente se pensate a questo “Paindemic live” come un greatest hits no; ma una scaletta interessante.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















