Debut album per i Catalyst Crime, band tedesca capitanata dal batterista degli Xandria Gerit Lamm e dalla female singer americana Zoë Marie Federoff , coadiuvati dal compositore e tastierista dei Pyramaze Jonah Weingarten .
I Catalyst Crime si collocano musicalmente tra Nightwish , Epica, Edenbridge e Dreams of sanity, ovvero propongono un symphonic -metal / gothic-progressive , piu’ orientato verso il primo che al secondo genere musicale ; da segnalare che la band avrebbe dovuto aprire i concerti dei Leaves’ Eyes nei mesi di Ottobre-Novembre 2021, ma tutti gli show sono stati annullati ( per entrambe le band ovviamente ).
Tutte le composizioni presentano una forte componente orchestrale, come le band precedentemente citate, ma vengono penalizzate dalla “vocina” troppo “pop” di Zoë Marie: intendiamoci non ha una brutta voce, ma la trovo inadatta e fuori luogo per la proposta musicale.
I brani che mi hanno colpito di piu’? i due brani strumentali, ovvero l’intro “With Only The Sun As My Witness” (che dura oltre 2 minuti e mezzo) e l’outro (sfiora i 3 minuti di durata) :davvero notevoli ! e non perche’ siano privi delle carti cantate , ma in virtu’ della qualita’ compositiva tipica di quel genere “inventato” da Luca Turilli : il “cinematic metal” (chiariamo che questi pezzi di metal hanno ben poco, anzi proprio nulla e farebbero la loro “porca” figura come colonna sonora di un film).
Come gia’ detto in precedenza, i brani cantati perdono di potenzialita’ a causa della timbrica vocale di Zoë Marie (che vedo piu’ –vista la sua bellezza- come modella che come cantante “metal”), uno dei brani piu’ interessanti (se non il migliore tra quelli cantati) risulta essere “Cognitive Dissonance” anche grazie alla presenza dell’ex Amaranthe Jake E.
“Break Even” ci riporta ai tempi di “Oceanborn” dei Nightwish, mentre nella ballad “Chasing The Ghost” troviamo come special-guest il chitarrista brasiliano-statunitense Bill Hudson dei NorthTale; “Nowhere Near Dead Yet” si presenta con un doppio cantato (pulito e “growl”) fortemente influenzato dalla band di Mark Jansen ( il coro mi ricorda quello di un brano degli Epica di cui al momento mi sfugge il titolo).
In conclusione, un’album che non e’ destinato a lasciare un segno e che si perde nella marea delle uscite discografiche del genere symphonic-metal con voce femminile: in un mercato ormai iper-saturo serve qualcosa di diverso per elevarsi ed uscire dalla media.
Un plauso particolare per la copertina : davvero bella !
Voto: 6,5/10
Stefano Gazzola















