Primo album per un progetto tutto francese, nato intorno alla figura del produttore e chitarrista Yvan Guillevic, con un passato in formazioni che in Italia non hanno lasciato traccia : Ygas, Pyg, United Guitarist.
La musica proposta è un rock melodico tendente all’aor tipico del movimento britannico degli anni ottanta e con riferimenti molto decisi verso Shy e altri gruppi simili, visto che le tastiere un po’ retrò conferiscono questa patina temporale che però si fa apprezzare.
Diciamo subito che Guillevic è un discreto esecutore, cesellando linee melodiche molto interessanti che si incastrano alla perfezione con una sezione ritmica precisa e decisa, composta da Dominique Braud al basso e Walter Francais alla batteria, una tastiera che è protagonista, con Jorris Guilbaud, e la voce di Emannuel Crais che rappresenta forse l’aspetto migliorabile di questo disco, specialmente sui toni alti, anche se ne ho sentiti tantissimi peggio di lui. Con il compianto Tony Mills, faccio per chiarire, il disco avrebbe fatto un salto di qualità indifferente.
In ogni caso i brani si fanno ascoltare e Hold on, per il ritornello catchy, e la coinvolgente Firedance, introdotta dal rumore di un motore che sembrerebbe essere quello del Cavallino Rampante, insieme a sono quelle che mi sono rimaste più in testa dopo alcuni ascolti, come la ballad, molto ben eseguita, In the city. L’impressione generale è che si poteva prestare maggiore attenzione alla composizione, visto che alcuni brani tendono ad assomigliarsi, sia pure in un contesto di dinamicità e groove.
Un gruppo, gli Heart Line, che vuole andare avanti e che sta preparando un tour nel 2022 e se vi capita di averli a tiro credo che dal vivo risulteranno ancora migliori che sul disco. La classe c’è, ora bisogna tirare fuori la personalità.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















