Dalla Sardegna arriva il misantropico progetto musicale dei Solitvdo, nato come estensione animica del polistrumentista/compositore DM. Questo che ci accingiamo a descrivere, per quanto sia possibile, è il loro quarto album, “Hegemonikon”. E fin dal titolo entriamo immediatamente nel mood del progetto. Black Metal misantropico, individualista, dal forte feeling “luciferiano” e “destrorso” in dose massiccia. E soprattutto, con la peculiarità di splendidi arrangiamenti di strumentazione classica che suonano importantissimi nell’economia sonora della one-man band in questione, rendendo la musica talmente epica da far risorgere i Germani dalle loro tombe millenarie (non ricordo il titolare della citazione in oggetto, ma… credo che renda bene). I testi in italiano poi rendono il prodotto ancora più piacevole, acculturato ed “identitario”. Non è cosa facile descrivere l’essenza di un progetto di questo tipo, poiché il cammino artistico dei Solitvdo pare combaciare con la progressione spirituale del loro creatore. Composto da estremo individualismo ed auto-miglioramento attraverso le continue conflittualità con il proprio io e con gli altri. Così almeno è riportato in biografia. Per quel che mi riguarda, posso testimoniare che l’album dei Solitvdo, estremamente ben fatto, potrà fare la felicità degli amanti della corrente NSBM (Spite Extreme Wing, Frangar e così via), servendo da pratico manuale sonoro per sentirsi “come lupi tra le pecore” (parafrasando il titolo del più famoso libro-reportage sulla corrente NSBM). Ognitanto, bisogna “frequentare l’infrequentabile”, come dice il saggista Antonello Cresti, quando parla di Black Metal. Ebbene, i Solitvdo sono qui, con tutta la loro sostanza artistica bene in evidenza, per chiunque osi sondare gli angoli più bui del proprio animo.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















