I GosT, da non confondere con i Ghost, hanno fatto uscire l’ottobre scorso un album a pochi mesi dall’uscita dell’ultimo EP, uno di una lunga serie tra album compilations ed EP, ed è il primo loro lavoro sulla lunga distanza per Century Media.
Il lavoro proposto dal due affonda le proprie radici nella musica più oscura dall’elettronica e nella dark synth con un certo appeal verso materiale dell’ultimo ventennio del secolo scorso.
Volendo darvi un certo rimando sarebbe come vedere i Depeche Mode che fanno un figlio con gli Absu, Skinny puppy, Ministry e Front 242.
Troviamo in questo album delle tracce che hanno delle possibilità di liquidità sonora e di tranquillità frammezzate da momenti di cattiveria e rabbia ancestrale la combinata, di fatto, tra brani più vicini a sonorità metal con rimandi elettronici e quasi synthpop . La cosa particolare è che pur essendo entrati nel roster della Century Media loro sono rimasti comunque in linea con il loro metodo di comporre e di arrangiare.
Spettacolare è la voce che passa da un cantato pulito molto interessante, con un certo rimando ai NiN, passando per un cavernoso, quasi baritonale in stile ToN, e melodico ad un caustico scream, che potrebbe essere persino filtrato rendendo ancora più disturbante l’effetto finale. La sezione ritmica, a base di synth, è ovviamente molto evocativa e “danzereccia”, con l’aggiunta da live del basso, che per altro risulta in molte delle foto della band pur non essendo mai menzionato nelle lineup.
“Ligature marks”, “Wrapped in wax”, “Bloody roses” , Dreadfully Pious” e “She lives in red light (Divine)”, per non nominare tutti I brani, sono I pezzi che possono in modo inequivocabile darvi il senso delle mie parole. Ma devo dire che questo lavoro è sopra le righe e di altissima qualità, si potrebbe dire “Facile con i synth è tutto più facile” se da un lato posso concordare che il limite di errore con un utilizzo preponderante di sintetizzatori è di molto ridotto, va aggiunto che non è così semplice ed immediato lavorare in questo modo senza sforare o nel troppo o nel troppo poco. Per cui direi più di altre volte di ascoltare questo lavoro e renderlo vostro al punto di trovare le vostre canzoni preferite.
A concludere questa recensione direi che pur essendosi accasati con un’etichetta di rilievo in ambito metal, “Valediction” è l’ennesimo centro da parte di un artista, ed una band, che pur rimanendo coerente con se stessi e quindi un punto di intuizione e fondamentale per il synthwave/dark synth assieme a Perturbator e Carpenter Brut, ha deciso di tastare altri ambiti non solo di mercato ma anche sonori.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















