“Se si tratta di un miracolo, qualsiasi cosa sarà una prova valida. Ma se si tratta di un fatto reale, le prove sono necessarie” Mark Twain
In un film strepitoso del 1939 una strega Buona del Nord consigliava alla giovane protagonista Dorothy e al suo fedele cagnolino Totò (da cui prese il nome la famosa Rock Band di Steve Lukather) di: Follow the Yellow Brick Road…Cosa intendeva la Strega tutti lo sappiamo, perché tutti hanno visto o almeno sentito parlare di quel film…ma il senso più profondo di quella strada fatta di piastrelle luminose era, forse, quello di consigliare alle menti delle persone di seguire un cammino per raggiungere i proprio obiettivi, anche se non era per forza la ricerca del Mago di Oz, ma la realizzazione dei propri sogni e dei propri desideri.
A ottobre dell’anno scorso il mondo ha perso probabilmente il più grande chitarrista Rock di tutti i tempi: Eddie Van Halen. Un’autentica icona del mondo della musica moderna. Il sottoscritto come tanti seguivamo le sue gesta come Dorothy quella yellow brick road. Durante l’ultimo tour promozionale di A Different Kind of Truth dei Van Halen con David Lee Roth, al basso non compariva più il bassista storico Michael Anthony, ma un giovane ragazzone di 20 anni che dimostrò data dopo data di avere la stoffa e il carattere per saper stare davvero alla grande su quel palco.
Quel giovane non era altro che il figlio di Eddie e ora in questa calda estate del 2021 giunge qui nella redazione di GiornaleMetal.it il primo album solista di Mammoth WVH alias di Wolfgang Van Halen. Edito per la Explorer1 Music Group, il disco si compone di 14 tracce che attraversano diversi generi satelliti del Rock…dal rock anni ‘90 alla Stone Temple Pilots al rock-blues moderno dei Velvet Revolver, passando per i Foo Fighters, fino ad arrivare agli Alter Bridge dell’amico Tremonti (artista con cui si è esibito in sede solista)…una sorta di post-grunge-rock oriented.
La peculiarità del disco è che l’album di Mammoth WVH è interamente suonato da Wolgang…il figlio d’arte scrive, arrangia, registra tutto…dalle chitarre alle batteria e ovviamente ai bassi e non contento del suo operato…canta pure tutto il disco!
E ascoltando attentamente il platter percepiamo a pieno la bravura del giovane, che lungo i 14 brani riesce a compiere un giro di boa importante per tanti artisti…quello di scrivere pezzi davvero ottimi e con carattere. I pezzi sin dall’opener Mr. Ed sono precisi, chiari e scevri da sovrastrutture ridondanti che darebbero solo un senso di immaturità artistica. Anzi, i pezzi sono perfettamente a fuoco nell’espressione del giovane. Gli arrangiamenti sono belli e denotano un’ottima conoscenza degli strumenti che vanno a comporre i pezzi, ma del resto stiamo parlando di un ragazzo che è letteralmente nato e cresciuto in uno studio di registrazione e nel mondo della musica a dei livelli altissimi.
Ed ecco che possiamo benissimo citare brani come Epiphany, Mammoth, Think it Over e il trittico finale davvero stupendo di: Feel, Stone e Distance.
A tratti lungo il disco ho sentito un vena quasi prog rock americana che aleggia qua e là…il tutto condito davvero con gusto e maestria in fase di songwriting. L’esecuzione è perfetta, ogni strumento non emerge più degli altri, il buon Wolfgang dosa sapientemente le capacità sui diversi registri per dare una forma corposa, ma mai fine a se stessa dell’esecuzione strumentale.
Le voci sono perfettamente inserite nei mood di ogni canzone, linee vocali azzeccate e non melense, Mammouth ha ben presente come si scrive un gran pezzo Rock.
La produzione è equilibrata e non esagera mai, portando molto respiro ai pezzi, le compressioni sono dosate e i suoni sono moderni – in linea con il genere – ma con un gusto molto “naturale”, gli Studios 5150 sono eccellenti…mantengono la genuinità dei groove e la potenza dell’impatto live.
Disco che scorre piacevolmente nello stereo e a tutto volume in macchina, mentre si sfreccia lungo le strade di Los Angeles…non in senso solo figurato, ma perché questo ragazzo è nato, cresciuto e ha imparato cos’è la musica Rock là dove il genere è esploso e ha preso una forma quasi “sacrale”. Il sound che emerge dall’album è esattamente quello che Wolfgang è sempre stato…sin da prima di nascesse…perché il talento a volte è come un’essenza eterea che si sposta di persona in persona…e in casa Van Halen è rimasto alla grande.
Tutto questo in un momento dove è un piacere sentire un artista che si esprime nel suo tempo e per quello che è il suo contesto storico e di vita contemporanea, a differenza di alcuni presunti “fenomeni” di moda che oggigiorno si vestono e suonano come 50 anni fa…
Signori tutti: Follow the Yellow Brick Road…
Vorrei ringraziare Eddie – ovunque lui sia – per aver, in ogni caso, insegnato a questo ragazzo: La Genuinità e la Sincerità nel ROCK.
“Finché siete in vita, state attenti a non giudicare gli uomini dalla loro apparenza” Jean de La Fontaine
Voto: 8/10
John Sanchez















