Il metal progressivo è da sempre un genere non sempre facile da assimilare subito, nell’immediato, ma spesso, forse troppo ci vogliono ascolti su ascolti per riuscire a percepire il perché della maggior parte dei passaggi strumentali, delle atmosfere e dei tempi dispari, su cui i musicisti dediti al genere, cercano di portare al pubblico. Ci sono delle eccezioni, come nel caso dei milanesi Wine Guardian, un trio che con il nuovo album, Timescape, si prepara di sicuro a lasciare un segno nel firmamento del progressive metal. Questi ragazzi hanno la capacità di rendere ascoltabile un genere particolarmente tecnico. Questa sensazione l’avevamo già avuta ad Aprile, mese in cui i nostri hanno rilasciato il primo singolo dell’album, Little Boy, brano dove i quasi otto minuti di durata ci fanno capire che melodia, epicità, tecnica e metal possono convivere tranquillamente. Da segnalare comunque che ad aprire questo nuovo capitolo della band, c’è una traccia di assoluto valore artistico, Chemical Indulgence, che definire semplicemente bella, risulta assai riduttivo. Questa canzone è particolarmente accattivante, grazie a dei riff pieni di groove dall’irresistibile mood prettamente metal, dove il cantato pulito a un certo punto sfocia in un growl davvero grandioso. Se poi c’è qualcuno cui piacciono i brani strumentali di un certo spessore, che in un secondo spazzano via i soliti nomi che fin troppo spesso triturano i nostri padiglioni auricolari con delle ritmiche strane, che solo i teologi musicali sanno capire, ecco che la terza Magus, farà al caso non loro…, ma di tutti, perché è semplicemente perfetto, cinque minuti e quarantaquattro secondi di pura goduria. Quello che spiazza di Timescape è la naturalezza con cui questi tre ragazzi riescono a mettere in luce una tecnica mostruosa senza lasciarsi prendere la mano da quest’ultima. Ascoltare una splendida Digital Dharma, con delle linee vocali pulite, melodiche e atmosferiche, seguite da un tappeto sonoro senza tempo, non ha prezzo. Colpisce molto il sound, duro, granitico, dove serve e assai melodico, quasi malinconico a volte, e con degli innesti non invasivi comunque di parti growl aggressive al punto giusto che rendono il tutto davvero affascinante. Un viaggio di quasi cinquantasette minuti dove i sette brani presenti segnano un grande passo in avanti della band che può e deve affacciarsi al mercato mondiale con molta fiducia perché vedrà sicuramente ripagati tutti i sacrifici, messi all’interno di Timescape. Degni di alto interesse anche le ultime tre stupende canzoni: The Luminous Whale, The Astounding Journey e 1935. Probabilmente ogni singola canzone varrebbe l’acquisto a scatola chiusa dell’album. Immergersi nel mondo dei Wine Guardian significa farsi avvolgere calorosamente dalla grande e vera musica, senza limiti e confini.
Voto: 10/10
Sandro Lo Castro















