Dalla Germania arriva negli uffici stampa di GiornaleMetal.it il terzo lavoro autoprodotto e distribuito in modo indipendente del chitarrista Kenny McCormick. Un alias del genere potrebbe portare gli ascoltatori fuori strada, bollando questo giovane talento come uno scherzo…ma ascoltando la nuova terza opera del nostro Kenny intravvediamo di più di un progetto bizzarro, titolo del full lenght è Alien (bando ai diritti di copyright eh Kenny…). Composto da 11 tracce strumentali dove il prog metal strumentale più moderno incontra stati di sperimentazione vicini all’ambient. Gli 11 pezzi sono ottimi esempi di una ricerca espressiva che va dal pezzo più cadenzato a quello più articolato, seguendo i canoni imposti dal genere. Le one-man-band odierne però devono sempre affrontare un bivio assai spigoloso: la produzione e l’originalità…in un’era dove basta accendere un pc e scaricare dei plug-in si è sempre più propensi a scordare la vera essenza della musica, che oltre ad essere veicolo di un messaggio (sennò non sussisterebbe l’arte stessa) deve portare con sé una “gavetta” che rende i musicisti capaci di uscire dai confini delle loro stanze piene di software e strumentazioni. E’ di vitale importanza per un musicista la “sala prove”, l’interazione con altri musicisti, il confronto importantissimo con artisti più bravi di volta in volta…questa è la vera capacità di crescere nella musica moderna. Altrimenti tutto diventa un colloquio con sé stessi e spesso la risposta sarà sempre positiva e priva di obbiezioni, portando la proposta a un mero esercizio di stile e tecnica.
Le 11 tracce hanno tutte delle ottime idee, che ci fanno ben sperare sul futuro di questo chitarrista, ma una batteria digitale e gli arrangiamenti di tutti gli strumenti catalizzati alla fruizione delle partiture chitarristiche (non virtuosistiche, ma sempre molto musicali), ci fanno sembrare come se, questo Alien a tratti, sia un lavoro di pregio, ma preparatorio a qualcosa di più grande come un Album vero e proprio.
Totalmente assenti parti vocali che seguono senza biasimo la scelta stilistica. Paradossalmente negli anni ’80 si aveva un eccesso di forma e (a volte) pochi contenuti (vedi il filone degli shredder della Shrapnel Records), ma erano musicisti che avevano sudato ore e ore di musica Live – ora ci sono i contenuti, le buone idee, ma manca tutta la parte strutturale che solo un palco Vero può dare…ai posteri l’ardua sentenza…
Voto: 7,5/10
John Sanchez















