Ottavo album per la band che dal 1993 è in giro e che, purtroppo per loro, ha avuto sorti altalenanti rispetto ad altre band conterranee e dello stesso genere.
SE il precedente lavoro aveva tracce sia in norvegese che in inglese, ora l’album è solo in inglese. Evidentemente il tentativo di ripercorrere certe scelte che andavano per la maggiore quando nacquero devono averli penalizzati; o forse non hanno creduto di continuare in quel modo… fatto sta che da alcune settimane il loro “North star” è uscito per Napalm e segna una nuova tacca sulla loro nave.
Anche se ricordiamoci una cosa il concetto di “viking metal” e di “pagan metal” è solo ed esclusivamente nelle tematiche, tanto che è considerato viking e pagan ciò che non è propriamente vicino al suono degli Einherjer.
Quello che abbiamo qui è un lavoro di metal corposo, con delle mosse un pelino radio catchy; certamente la voce mezzo scream “destabilizza” leggermente se si fa attenyione agli strumenti, perchè ma se ci fosse una voce pulita o addirittura melodica sembrerebbe di avere tra le mani del materiale vagamente anni ottanta e del NWOBHM con delle scelte di mixer e leggermente più pesanti.
Strutture sonore interessanti nel complesso, ma nulla di non “già sentito”, ribadisco escludendo il mezzo scream della voce, e qualche “accelerata” che ricorda parzialmente i tempi passati degli scandinavi.
Le scelte da mixer sono ottime, e per fortuna, l’esperienza si fa sentire permettendo ad ogni singolo strumento di poter dare il proprio apporto e facendosi percepire senza difficoltà. Come sovente si dice “una rondine non fa primavera” e in questo caso il ritornello cadenzato con cori “evocativi” o uno stacco marziale non fa la differenza dall’avere del materiale vecchio stile e che non ha molto a che vedere però col passato della band nel comporre.
“Echoes in blood”, “West coast groove”, “Chasing the serpent” e “Higher fire” possono darvi il senso delle mie parole e di quello che fino a questo momento ho scritto. Essendo un lavoro di poco più di quaranta minuti dategli una possibilità. Non saranno momenti spesi male, ma ribadisco che se siete rimasti folgorati dalla band dei primi periodi, potreste faticare a digerire questo lavoro.
Concludendo non è un brutto lavoro, ma i fasti passati della band in seno a del metal estremo paiono scomparsi ed un lontano miraggio. Se vi interessa un suono pulito ed un composto comunque qualitativamente buono, con tematiche “viking” questo può essere un lavoro che fa per voi.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















