“Quando mi libero di quello che sono divento quello che potrei essere” Lao Tzu Akhet è il geroglifico che rappresenta l’orizzonte. È raffigurato da due montagne, alle cui spalle sorge e tramonta il sole – perché in Egitto il sole sorge dietro alla catena montuosa libica, e tramonta dietro la catena arabica…simbolo tra i più potenti di eternità, che scandisce la ciclicità del giorno, della vita, della luce e dell’essere umano nelle sue proiezioni…dalla semplicità dell’uomo comune al Potere Maximo a cui i grandi della terra hanno aspirato fin dalla notte dei tempi.
Questo simbolo lo troviamo nel titolo del terzo e nuovissimo album della death metal band egiziana Crescent, appunto The Fires of Akhet…un richiamo al susseguirsi nella storia di incredibili ascese e tragiche cadute…Il quartetto egiziano porta sulle scene in questo caustico 2021 quello che per molti gruppi dovrebbe essere la “prova del fuoco”, il fatidico III album…dopo un primo album che fissa l’archè di ogni artista e un secondo di consolidamento di pensiero e forma, arriva (per chi ci arriva) il terzo album, dove le esperienze accumulate durante gli anni devono formare un’espressione matura della propria proposta. La band ha metabolizzato alcuni tra i più grandi maestri della scena death metal mondiale (quei Dissection e Bolt Thrower, qui coverizzati con un pezzo ciascuno a bonus tracks) e anche i primi Death nella loro primissima forma più “canonica”. Quello che ci fa porre l’attenzione ai Crescent è la loro propensione a sonorità che cercano di ri-portare la loro proposta nella terra natia della band. Abbondante l’uso di scale Frigie maggiori e scale cosiddette “arabe”…quest’ultime generano accordi molto particolari e per ottenere le stesse sonorità senza dover ricorrere ad armonie troppo complesse solitamente si utilizza la scala minore armonica, che ci riporta agli standard del genere Metal. Lodevole quindi lo sforzo della band nel cercare di incastonare inserti lontani dal loro genere “puro” in un contesto di più ampio respiro sonoro. Le tematiche e le sonorità sono di tutto rispetto, ma il grande problema è che non siamo più nel ‘94…e una band come i Nile ha già creato un solco indelebile nel death metal mondiale da quando uscì nel 2002 con il devastante In Their Darkened Shrines (guarda caso il loro III album). La preparazione strumentale è degna di nota e il riffing è ottimo, ma manca ai nostri quel “qualcosa in più” che li porterebbe da band di nicchia a band che: fa la differenza. La produzione è davvero perfetta (registrato nei Woodshed Studios in Germania), Artwork molto interessante a opera dell’artista tedesco Khaos Diktator che reinterpreta, con uno stile molto simile a quello utilizzato dai neoclassicisti, una raffigurazione celeberrima nell’archeologica antica (la battaglia del Qadesh ad Abu Simbel, dove il Faraone Ramses II trionfò sull’esercito Ittitita di Muwatalli II).
La via segnata da pezzi come Moot Set Waas, Serpent of Avaris e la cinematografica Crimson Descension sono promesse che i Crescent devono mantenere e sviluppare per la creazione di una loro Voce, è importate che un paese millenario come l’Egitto abbia una grande band che dia lustro alla tradizione musicale del proprio paese. Rimaniamo in attesa…anche se ci volessero mille Akhet…
“Invecchiando presto meno attenzione a ciò che dicono gli uomini, guardo solo ciò che fanno” Andrew Carnegie
Voto: 7/10
John Sanchez















