Poco più di un anno di distanza a separare l’ultimo capitolo dei Crystal Viper con “The Cult”, nuovo album composto da dieci brani più due bonus track, per la versione in mio possesso, ovvero la bonus per la versione cd e la bonus per la versione LP.
Per riassumere in una frase questo album:”un classico esempio di heavy metal anni ottanta, in tutto e per tutto”.
Le scelte di campo sono palesemente arroccate in quel ventennio che parte con la fine degli anni settanta e si conclude con la prima metà degli anni novanta.
Diciamo più o meno dall’arrivo dei primi Iron Maiden, Dio, Mercyful fate/King Diamond e Judas Priests fino alla comparsa del Grunge. Con tutto quello che ne consegue in fase di composizione ed arrangiamento abbastanza prevedibile e con il pessimo sapore del “già sentito da qualche parte”.
Riff strutturati in modo ben chiaro e ben calibrati anche se a volte un pochino scontati; ritmiche tipiche del heavy vecchio stile, con una batteria minimale ma ad hoc per quello che i Crysta viper fanno.
Buone le parti cantate dalla leader della band che, oltre a cantare, è anche la chitarrista. Basso poco presente, o meglio si percepisce poco se non nelle parti cadenzate.
Volevo soffermarmi un pochino di più sulla voce, dato che è molto interessante e ovviamente con capacità non da tutti per poter arrivare a degli acuti che, se fossero fatti da un uomo sarebbero assolutamente nel registro del “falsetto”, mentre Marta Gabriel arriva agilmente senza problemi.
Purtroppo però la comparazione è presto fatta. Il suo modo di cantare in più punti ricalca certi cantanti e certi cantati delle band indicate poco sopra.
Le scelte di post produzione sono interessanti, voce, chitarre e batterie sono ben gestite e mixate in modo ottimale; resta il neo del basso ma capita, purtroppo, con una certa frequenza nel metal che il basso si perda troppo nelle frequenze alte della batteria ed in quelle basse della chitarra.
“Whispers from beyond”, “The cult” che è anche titletrack e “The calling” sono i brani che mi hanno colpito più degli altri; c’è però menzione speciale per le due bonus track “Trial by fire” e “Welcome home”.
Diciamo che le tracce “rallentate” e le ballads non sono materiale ottimale per loro; purtroppo si appoggiano in stilemi non solo già sentiti e prevedibili, ma nei quali la band neppure portano uno spunto personale e/o particolare per poter dire “è materiale personale al 100%”. Purtroppo un’occasione persa per poter dire la propria a 360 gradi.
Provando a tirare le somme, questo “The Cult” seppur ci prova non ha le carte in regola per poter essere apprezzato dai più. Sicuramente per i defenders del metal vecchio stile a tutti i costi e qualsiasi sia lo scotto da pagare sarà un album più che apprezzato. Purtroppo però la band è in “giro” da qualche anno e ci si sarebbe aspettato un’evoluzione e non un “copia e incollla” di certi metodi compositivi e di certe forme di arrangiamento e di esecuzione. Di certo va dato merito a loro che seppur piazzandosi dentro alla musica “vecchia” ci sia stata attività di “modernizzazione” della post produzione, cosa che gli permette di arrivare poco sopra la sufficienza.
Direi che questo è e rimane un album per i nostalgici del metal anni ’80.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















