Immaginate di essere stati catapultati come per magia in un circo assurdo chiamato “mondo”. O forse no… non c’è bisogno, perchè ci siete sul serio. In piena pandemia e in uno dei periodi più surreali e strani di questi ultimi anni, tutto ciò che sta succedendo, sta avendo un impatto fortissimo sulle nostre vite. Questo circo assurdo (citando Beckett) è diventato oggetto di ispirazione per il nuovo lavoro di una band che ormai da più di venti anni mantiene in alto la qualità del nostro Metal e lo fa conoscere al mondo. Quella band si chiama Labyrinth. A distanza di tre anni dall’ultimo “Architecture Of A God”,. La compagine capitanana da Olaf Thorsen ci regala questo nuovo “Welcome To The Absurd Circus”. Un titolo che è già un programma, che non cita esplicitamente la pandemia ma tutta quella realtà assurda in cui oggi tutti noi viviamo.
Uscito lo scorso 22 gennaio per la Frontiers Records, il disco è stato mixato ai Domination Studios da Simone Mularoni (DGM) e vede i Labyrinth con una line – up leggermente cambiata rispetto al passato. Cambio alla batteria con l’innesto di Matt Peruzzi (già negli Shining Black) al posto di John Macaluso. Olaf Thorsen, Roberto Tiranti, Andrea Cantarelli, Nick Mazzuconi e Oleg Smirnoff completano la line – up.
Il nuovo disco dei Labyrinth si struttura su sonorità prettamente Prog – Power ma sempre con quell’approccio tipico che la band ha portato avanti in questi anni. La title – track che apre il disco parte in picchiata attraverso una struttura musicale tipicamente Prog Power in cui le tastiere di Oleg Smirnoff creano un tappeto sonoro in cui si staglia l’inconfondibile voce di Roberto Tiranti. Si passa a “Live Today”, pezzo nella migliore tradizione Labyrinth con parti veloci e altri calme tanto che ricordano alcuni episodi di “Return To Heaven Denied Parte 1”. “Live Today” è sicuramente tra i migliori brani dell’intero lotto con quel suo incedere veloce alternato ad intermezzi più calmi.
In “One More To Last Chance” e “As Long as It Lasts” l’anima più progressiva della band prende il sopravvento. L’album procede su alti livelli con capitoli di moderno Prog Power come la vorticosa “The Unexepcted” e altri più squisitamente ottantiani che vanno a caratterizzate le linee di chitarra episodi come “Den of Snakes” e la ballad “A Reason To Survive”.
La scelta di inserire in tracklist una cover di “Dancing With Tears In My Eyes”, conferma la passione di Olaf per gli anni ’80. La versione in chiave metal del pezzo non va ad intaccare minimamente la natura dell’originale degli Ultravox e anzi i nostri omaggiano alla grande la band inglese grazie ad approccio equilibrato.
Il finale è affidato a “Finally Free” la quale ripercorre sonorità tipiche dello stile Labyrinth ma con un approccio più contemporaneo, massiccio e melodico allo stesso tempo.
Il nuovo lavoro dei Labyrinth conferma l’ottimo stato di salute di una band che ha gettato assieme ad altre le fondamenta su cui poi è nata e si evoluta tutta la scena Metal Italiana di oggi. Un sound potente, veloce ma anche melodico e intimista che porta la band ancora una volta ai vertici assoluti del nostro Metal. “WTTAC” richiama per certi versi i fasti sonori dei primi dischi (“Return 1” ma anche “Sons Of Thunder”), ma si impone in maniera del tutto originale. I Labyrinth hanno alzato di nuovo l’asticella e si ripresentano con un sound ancora sopra alla media ma migliorato rispetto al passato. “Welcome…” rispetto al suo predecessore è incentrato più sulla sezione chitarre e difatti risulta molto più aggressivo e veloce pur mantenendo quell’approccio melodico/introspettivo che da ormai 26 anni rappresenta un marchio di fabbrica del suono Labyrinth.
Da “No Limits” in poi i nostri hanno intrapreso un percorso musicale di tutto rispetto, creando sempre dischi di livello e alzando continuamente la qualità ad ogni uscita.
Ci sono riusciti anche questa volta.
Voto: 10/10
Sonia Giomarelli















