“Chi non muore si rivede”… gli Ondskapt tornano a noi dopo dieci anni. Questo “Grimore ordo devus” uscito il 27 novembre 2020, quarto lp della carriera e quinto lavoro complessivo, a oltre dieci anni dal precedente lavoro(uscito a marzo 2010).
Va ammesso che la band dal 2010 ad oggi ha avuto parecchi cambi di lineup; attualmente solo Acerbus che resta il membro “vecchio” della band; la batteria è in formazione dal 2017 e l’altra chitarra dal 2019, che a conti fatti non si può certo dire abbiano portato con sé novità stilistiche o cambi di sorta al progetto. Tutto resta come in passato per quello che riguarda l’attitudine e il metodo di composizione.
Tematiche “standard” per il black metal della band svedese, come già da titolo e logo si può intuire; strutture compositive assolutamente in linea con quello che altre band connazionali loro, quali Watain, Ofermod e Marduk, hanno fatto in passato e fanno ancora.
Chitarre affilate e dissonanti, batteria ultraveloce e devastante. Basso non presente, voce in scream con echi e riverberi per rendere ancora più malvagia l’esposizione vocale.
Pur essendo black metal vecchio stile, ma non “old school” al 100%, ha una produzione comunque curata. Pur saturando le chitarre e distorcendo oltremodo la voce non sono registrazioni “cantatù” per cui non si percepisce nulla, anzi… La rabbia, la furia ancestrale e la cattiveria espolode con tutta la sua capacità deflagrante e nel complesso si possono percepire gli strumenti, in modo piuttosto semplice.
In aggiunta devo dire che dieci tracce, l’intro però l’avrei evitato, per quasi un’ora di malvagità profusa a piene mani. E’ fuor di dubbio che se approcciate per la prima volta al black metal e lo fate con questo lavoro di certo avrete qualche problema a “digerire” il modus operandi del trio.
“Paragon Belial”, “Semita sinistram”, “Ascension” e “Devotum in legione”sono i brani che più degli altri mi hanno dato un’emozione. Non saranno certamente degli innovatori e questo lavoro non è un capolavoro, ma sicuramente siamo di fronte ad un ritorno alle scene più che dignitoso.
Auspicando che non facciano passare altri dieci anni per un nuovo lavoro, vi posso dire che questo “G.O.D.” è un lavoro che, con alti e bassi, permette di avere un salto nel passato con ricerca odierna sonora da parte degli Ondskapt. La Osmose production, altra etichetta storica per il black metal anni 90, si è accaparrata un lavoro piuttosto interessante.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















